Oristano città della ceramica. Ma le imprese sono sempre meno

Sono 118 le imprese che in Sardegna si occupano di fabbricazione di prodotti in ceramica e porcellana per uso moderno o tradizionale, ma appena 8 quelle presenti in tutta la provincia di Oristano.
Il panorama delle produzioni è vario: pezzi artistici e vasellame, di uso domestico e da toletta, ma anche statuette e articoli ornamentali, vasi, brocche e recipienti utilizzati per trasporto o confezionamento di merci, articoli sanitari e pezzi isolanti.

E’ questo, in sintesi, ciò che emerso dal dossier realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, dal titolo “Ceramica ad alta vocazione artigiana in Sardegna”, che ha analizzato i dati di
UnionCamere-Infocamere e Istat del 2023.

A livello territoriale, 55 imprese (47 artigiane) operano nella vecchia provincia di Cagliari, 32 realtà (29 artigiane) in quella di Nuoro, 23 in quella di Sassari-Gallura (17 artigiane) e 8 a Oristano (7 artigiane).

“Creare sinergie e reti sulla ceramica sarda, artistica e di design, ma anche tipica e tradizionale, rappresenta quel valore aggiunto di cui abbiamo bisogno per valorizzare le eccellenze isolane – afferma Marco Franceschi, Segretario di Confartigianato Imprese Oristano –, C’è la volontà di promuovere le realtà
territoriali e rendere questi prodotti elementi distintivi e altamente attrattivi di tutta l’Isola”. “Con l’approvazione e l’avvio del percorso attuativo del Regolamento sulle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali, anche per la ceramica ad alta vocazione artigiana si apre uno dei più importanti capitoli fortemente caratterizzati da un legame inscindibile e duraturo con i territori – ha proseguito il Segretario di Confartigianato Imprese Oristano -. Si
tratta di specificità che testimoniano la storia e la tradizione delle nostre produzioni e che, contemporaneamente, esprimono la capacità di
innovarsi e di affrontare costantemente le sfide del cambiamento nei mercati”.

“La valorizzazione e la protezione delle indicazioni
geografiche tipiche – ha sottolineato Franceschi -, non è una rivendicazione sterile, ma un modo per rendere riconoscibile un modo di vivere, di pensare, di credere, di agire, di intraprendere, di produrre, di modificare il mondo intorno a noi, come parte integrante della nostra contemporanea identità culturale”.

Caro energia. Il settore della ceramica fa parte dei comparti manifatturieri a maggiore intensità energetica insieme ad alimentare, carta, chimica, gomma e materie plastiche, metalli, vetro e cemento.
Per questo motivo, nel settore il 68% delle imprese ha adottato buone pratiche nel digitale nel 2023, mentre ben il 40,3% delle aziende ha investito in prodotti e tecnologia per il risparmio energetico (67,5% miglioramento del processo produttivo, 61% miglioramento del prodotto finale, 28% riduzione consumo di energia e materiale).

“L’avvio del percorso di riconoscimento delle IIGG – ha concluso il Segretario di Confartigianato Oristano –, avrà, quindi, un ruolo fondamentale per mantenere alta la competitività del made in Italy, mettendo in evidenza le produzioni realizzate da aziende radicate sul territorio, con tradizioni manifatturiere secolari, capacità di proporre prodotti che si adattano alle esigenze della clientela, superando la logica della standardizzazione. Per questo, siamo orgogliosi di essere “attori indispensabili” di questo processo,
affinché il percorso di attuazione del Regolamento comunitario 2411 del 2023 possa prendere rapidamente il suo cammino”.

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