Sartiglia. Cau (Orizzonte Comune): “Non è uno sport, ma una tradizione identitaria che ha rafforzato la sicurezza”
“La Sartiglia non è una competizione sportiva, ma una manifestazione tradizionale, rituale e identitaria”. Così il consigliere regionale di Orizzonte Comune, Salvatore Cau, interviene sulla corretta applicazione del Decreto Abodi, in relazione allo svolgimento della storica giostra equestre di Oristano.
Cau richiama il principio della gerarchia delle fonti del diritto: “In materia di sicurezza pubblica, una norma regionale non può in alcun modo prevaricare o reinterpretare una norma nazionale”.
Il riferimento è al DPCM pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 marzo 2025, che disciplina le norme di sicurezza per le manifestazioni, soprattutto sportive.
Il cconsigliere Cau sottolinea come la Sartiglia, che si svolge da oltre cinque secoli, abbia sviluppato un sistema di sicurezza collaudato: percorso controllato e delimitato, fondo sabbioso, selezione rigorosa dei cavalieri, controlli veterinari, presidi sanitari e un dispositivo di sicurezza per il pubblico costantemente aggiornato. “Da oltre cinquecento anni non si sono mai verificati incidenti mortali” – ricorda Cau, evidenziando l’efficacia delle misure adottate senza snaturare il rito.
Cau sottolinea anche il ruolo dei Gremi storici, “depositari dei cerimoniali della Sartiglia”, la cui funzione di tutela e conservazione è formalmente prevista dagli atti istitutivi della Fondazione Oristano. “Il loro parere non è simbolico, ma parte integrante del sistema di garanzia che preserva autenticità e sicurezza della manifestazione – aggiunge -. Il DPCM 8 gennaio 2025 va applicato in modo coerente con il suo stesso impianto giuridico, che non mira a snaturare le tradizioni, ma a garantirne lo svolgimento in condizioni di sicurezza e benessere” – conclude il consigliere.
Difendere la Sartiglia, secondo Cau, significa “tutelare un patrimonio culturale immateriale della Sardegna e dell’Italia, rispettando le regole, le istituzioni e le comunità”.
Il consigliere regionale chiede infine “un chiarimento ufficiale da Roma per garantire certezza giuridica e rispetto delle tradizioni”, ricordando che la Regione Sardegna non ha competenza per legiferare in materia di sicurezza pubblica, né per fornire interpretazioni autonome di una norma nazionale.

