Giornata della memoria a Oristano. Comune e Prefettura ricordano le vittime della Shoah

A Oristano, come in tutta Italia, oggi, si sono tenute le celebrazioni per la Giornata della Memoria. In piazza Eleonora, di fronte alla chiesa di San Francesco, il Sindaco Massimiliano Sanna e il Prefetto Salvatore Angieri, alla presenza delle altre autorità e istituzioni cittadine, hanno deposto una corona di fiori davanti all’ulivo e alla targa che ricordano la tragedia della Shoah,

“Ci ritroviamo oggi davanti a questo albero d’ulivo, piantato come segno vivo e duraturo, per celebrare il Giorno della Memoria – ha detto il Sindaco Sanna aprendo la cerimonia -. Questo non è soltanto uno spazio urbano, ma un luogo della coscienza civile della nostra comunità. Qui abbiamo scelto di affidare alla terra e al tempo il compito di custodire il ricordo delle vittime della Shoah, delle leggi razziali e delle persecuzioni subite dai cittadini ebrei in Italia e in Europa, affinché quel ricordo continui a parlare alle generazioni presenti e future. Oggi ricordiamo coloro che furono deportati, imprigionati, umiliati e uccisi, ma anche chi visse la privazione della libertà, l’orrore quotidiano della discriminazione, l’esclusione civile e morale. La memoria, però, non può e non deve essere un esercizio fine a se stesso. La memoria è assunzione di consapevolezza, formazione delle coscienze, costruzione di un sentire comune fondato sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla solidarietà. Ricordare significa assumersi un impegno: vigilare, interrogarsi, reagire. Un fenomeno di inaudita brutalità, un crimine assoluto nella storia dell’umanità, che non ha risparmiato categorie e gruppi sociali considerati “inferiori”: omosessuali, rom e sinti, persone con disabilità, testimoni di Geova, dissidenti politici, oltre al popolo ebraico, bersaglio principale di un progetto di sterminio sistematico”.

“Questa cerimonia, solo in apparenza, guarda al passato – ha aggiunto il Sindaco -. In realtà è un monito permanente contro la crudeltà umana, contro l’arretramento del diritto, contro la spietatezza della sopraffazione. La Shoah rappresenta il punto più estremo a cui può giungere l’uomo quando è accecato dall’odio e imbevuto di ideologie totalitarie che negano l’umanità dell’altro. Ricordare, dunque, non significa restare immobili nel dolore, ma scegliere da che parte stare: dalla parte della democrazia, dei diritti, della dignità umana. La democrazia non è mai una conquista definitiva. È sempre esposta al rischio di indebolirsi o di degenerare, come dimostrano i fenomeni di regressione democratica a cui assistiamo a livello mondiale. Per questo è fondamentale vigilare affinché il potere si eserciti entro limiti chiari e predeterminati, a tutela della vita della democrazia e della libertà di tutti, in contrasto con ogni tendenza alla personalizzazione e all’accentramento del potere politico. La storia ci insegna che custodire questi limiti è essenziale per prevenire l’arbitrio, proteggere i diritti fondamentali e garantire che la dignità della persona resti al centro dell’ordinamento dello Stato. Non possiamo, dunque, che raccogliere la sfida indicata dal Cardinale Carlo Maria Martini nel suo libro Sogno un’Europa dello Spirito del 1999, parole che oggi risuonano con forza rinnovata. Che questa sfida diventi anche la nostra. Che Oristano continui a custodire la memoria non come semplice ricordo del passato, ma come responsabilità viva verso il presente e il futuro, affinché la dignità umana, la democrazia e la libertà restino i fondamenti della nostra società”.

Ha poi preso la parola il Prefetto Salvatore Angieri: ”Oggi siamo qui riuniti per celebrare il Giorno della Memoria. La data è stata scelta, come specificato nella legge n.211 del 20 luglio 2000, quale anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio ed, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Questa giornata ha lo scopo di “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

“Oggi – ha proseguito il Prefetto – deponiamo una corona di fiori alla base di questo ulivo. L’ulivo, come noto, è una pianta eccezionalmente longeva, famosa per la sua capacità di vivere per secoli, spesso migliaia di anni, grazie alla sua straordinaria capacità di autorigenerazione e resistenza. Così deve essere la memoria: né fragile né effimera ma capace di affondare le sue radici nella coscienza colletti va per resistere all’oblio e all’indifferenza. La lezione che questa triste e orribile pagina di storia ci insegna deve rimanere quindi salda nella nostra coscienza e dobbiamo essere capaci di riuscire a insegnarla anche alle nuove generazioni. Solo così il ricordo delle sofferenze e delle ingiustizie che sono state perpetuate potrà continuare a essere da monito e guida affinché la dignità dell’uomo possa essere sempre al centro della nostra società. La nostra Costituzione ci dice con chiarezza, infatti, che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali. Sono quei diritti che con le persecuzioni e le leggi razziali furono sistematicamente negati, calpestati e cancellati. Ecco allora perché dobbiamo essere determinati a respingere ogni ideologia fondata sull’odio, sulla discriminazione e sulla disumanizzazione dell’altro. Oggi e sempre scegliamo la strada della solidarietà, del rispetto e della pace. Solo così la memoria riuscirà a essere non solo un ricordo ma anche garanzia di impegno concreto per il presente e, soprattutto, per il futuro”.

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