Deposito scorie nucleari. Veterinari oristanesi: “Rovinerebbe patrimonio zootecnico”

18 Gennaio 2021

L’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Oristano esprime perplessità in merito all’individuazione di 4 aree, dislocate nel territorio della provincia di Oristano, dove potrebbe essere costruito il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

“In queste aree a vocazione agro-pastorale – fanno sapere i medici veterinari – è presente un patrimonio zootecnico di tutto rispetto, con i suoi 27130 ovicaprini distribuiti in 104 allevamenti e 720 bovini in 41 allevamenti. Questi animali, che l’uomo alleva per anni, condividono lo stesso habitat ed inevitabilmente anche i rischi legati all’ambiente, in cui essi pascolano, del quale rappresentano una sentinella di enorme importanza”.

Partendo da questa considerazione, a livello globale si sta rafforzando la collaborazione interdisciplinare, per mettere in atto una strategia mondiale che pone al centro la salute, che è unica per uomo, animali e ambiente (One Health).

“I rischi di una contaminazione ambientale, con le conseguenze che ne deriverebbero per ambiente, animali ed uomo – scrivono ancora i medici veterinari – sono legati ad accidentali fughe radioattive, durante le operazioni di carico-scarico ed il loro trasporto, ma anche a fuoriuscita delle scorie dalla discarica per deterioramento delle componenti dei depositi”.

La radioattività rilasciata nell’ambiente si diffonderebbe, trasportata nell’aria e/o nelle acque superficiali e si depositerebbe nel suolo, da dove passerebbe nell’erba di cui si alimentano gli animali e nell’acqua con cui si abbeverano per ritrovarsi poi nei prodotti che da essi originano, quali carne e latte.

In queste matrici, secondo quanto stabilito dalla Raccomandazione 2000/473/Euratom e dal Decreto legislativo 230 del 1995 e successive modifiche, per verificare il grado di radioattività ambientale le Autorità competenti, quali i Servizi Veterinari, effettuano annualmente il monitoraggio. Negli alimenti si ricercano gamma emettitori come il Cesio 137, e in alcuni casi , come nel latte vaccino,lo Stronzio 90 ed in caso di valori al di sopra di quelli consentiti impongono il ritiro dal commercio dei prodotti contaminati.

“Quanto predetto giustifica quindi la nostra preoccupazione come categoria che è schierata, al di là del ruolo ricoperto, in prima fila al fine di incidere favorevolmente nelle dinamiche preventive e di salutogenesi” – concludono i veterinari, esprimendo forte preoccupazione per le future decisioni del Governo.

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