Oristano. Piano impianti e il grande pasticcio dei 6×3. Perché non è stata fatta la gara d’appalto?

7 Aprile 2021

Dei manifesti si è parlato molto la settimana scorsa, dopo la nota vicenda dei cartelloni regalati al Comune di Oristano dalla Pubblicem. È stata la stessa ditta ad ammettere che “sua sponte” ha gentilmente concesso gli spazi al Comune, avendoli vuoti. Sicuramente si tratta di una coincidenza, ma nelle stesse ore l’ufficio edilizia dell’ente aveva stoppato, in autotutela, la messa a dimora di alcuni impianti, che giorni prima erano nati come funghi, tra Viale Marconi, Via Marrocu e Viale Repubblica. La domanda è: in base a quale titolo nascevano? La vicenda non è di facile lettura, ma la norma di riferimento è certamente il piano degli impianti, che il consiglio comunale aveva approvato a Gennaio. Un piano sofferto, dopo anni e anni di discussioni. Nasce per eliminare l’abusivismo dilagante, con l’occupazione di spazi senza criterio e contro qualsiasi regola paesaggistica e urbanistica. E anche per fare in modo che il Comune incassi qualcosa, soprattutto in un periodo in cui la parola “dissesto” circola insistemente tra i corridoi di Palazzo Scolopi.

Uno degli impianti 6×3 nuovi, in Viale Repubblica

Ebbene. Chi ha il diritto di impiantare i manifesti, ci si chiedeva. Lo faceva notare bene il dirigente Giuseppe Pinna, che sul nascere delle discussioni, nell’Ottobre 2019, scriveva: “……il regolamento non ha disciplinato le modalità e i procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni, nonché i soggetti competenti a svolgere l’attività di valutazione, verifica e controllo all’interno dell’ente”.

Il parere rilasciato dal Dirigente Giuseppe Pinna

Ecco. Da quel momento è stato fatto tutto (censimento degli impianti esistenti, individuazione di nuovi spazi e nuove modalità di affissione), tranne che quello che scriveva Pinna. Anche se l’assessore al patrimonio, Angelo Angioi, quando il piano è arrivato in aula (e in una nostra intervista) era stato molto esplicito: “Assegneremo i diversi spazi attraverso gare d’appalto”. D’altronde, si tratta di spazi pubblici e l’evidenza pubblica, nell’assegnazione, è obbligatoria. Anche perché altrimenti chiunque può decidere domani di installare un impianto nuovo. Eppure, qui ci deve essere stato un grave cortocircuito tra uffici e parte politica. Lo stesso assessore, infatti, oggi precisa: “Dopo due mesi dall’approvazione del piano mi sono recato negli uffici per chiedere a che punto fosse la redazione degli atti per le gare d’appalto – dichiara Angelo Angioi-. Abbiamo parlato solo di quello, ma che nel frattempo dovessero nascere nuovi impianti non ne sapevo nulla, anche perché non è mio compito interessarmi di questioni amministrative”.

A questo punto, salta fuori che la Pubblicem ha fatto tutto attraverso una semplice pratica Suape: ha chiesto di poter installare nuovi impianti, attraverso certificazioni rilasciate da tecnici di fiducia, che servono ad autocertificare la regolarità paesaggistica, idraulica etc…”. Dall’ufficio programmazione non sono arrivati rilievi e la ditta ha iniziato a costruire e ad affiggere. Peccato che il 31 Marzo, dall’ufficio edilizia del Comune, diretto dall’ingegnere Giuseppe Pinna, è arrivato lo stop “perché alcuni documenti non erano coerenti con le norme…..”. Cosa succede ora? La Pubblicem, previa sanatoria dei rilievi mossi dall’ufficio edilizia, ha fatto le cose in regola. Il Comune non può togliergli quegli spazi, quindi, perché arreccherebbe un danno al privato. O risarcisce la ditta, quindi, o fa finta di nulla e, se ha ancora intenzione di fare le gare, le farà sugli spazi restanti. In ogni caso, però, l’amministrazione ha fatto un danno a se stessa, non incassando somme preziose, soprattutto di questi tempi.

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