Sanità oristanese. Allarme servizi e personale, nasce ipotesi esposto alla Procura

3 Luglio 2020

Ordine dei medici, sindacati e associazioni che tutelano i cittadini uniti nella battaglia per difendere la sanità oristanese: “È un vero e proprio allarme. Si stanno depotenziando alcuni reparti e non vengono sostituiti colleghi trasferiti o in pensione”. È Antonio Sulis, presidente dell’Ordine dei Medici, a dare il via alla conferenza stampa.

A seguire le associazioni.

Maria Grazia Fichicelli, Cittadinanzattiva: “Pronto Soccorso, Radiologia e patologia clinica sono i reparti più in sofferenza. Eppure nelle cliniche private aumentano i posti-letto. È lecito ciò che sta accadendo? Per capirlo, faremo un esposto alla Procura della Repubblica”

Maria Delogu, associazione Komunque Donne, che tutela e accompagna le pazienti con tumore al seno: “In radiologia ci sono solo 2 persone, che devono recuperare la lista d’attesa dei mesi di lockdown. Mancano le professionalità. 8109 sono gli accessi del 2019, in netto aumento rispetto agli anni precedenti. Ma il personale, al contrario, è in netto ridimensionamento. Con questi dati, invece, l’ospedale potrebbe avere una struttura complessa di oncologia, che è quello che chiediamo. Siamo d’accordo per fare l’esposto, visto che sta venendo meno il diritto alla salute”.

Al centro, Massimiliano Vinci

Massimiliano Vinci, associazione che tutela i pazienti talassemici: “Il servizio per le microcitemie è inesistente. È temporaneamente affidato al servizio trasfusionale, che è un reparto d’eccellenza, ma non basta. Servono cardiologi e soprattutto psicologici per seguire al meglio i pazienti. C’è un abisso con Cagliari e tutti gli appelli che abbiamo fatto sono caduti nel vuoto”.

In piedi, Marcello Grussu

Marcello Grussu, rete sarda diabete: “In Sardegna, attualmente, 115 mila pazienti, 33 mila in più del decennio precedente. Nella fascia d’età 0-14 anni, 120 nuovi casi nel 2019, un triste record europeo. A Oristano i pazienti nell’ultimo decennio sono aumentati del 35%, attualmente sono più di 11 mila. A fronte di questi incrementi, un progressivo impoverimento dei servizi e del personale. I punti di assistenza ambulatoriale sono in continua discesa, non abbiamo più gli specialisti del piede diabetico, eccellenza di qualche anno fa, e manca un farmaco ad hoc, che si sta usando in tante altre Regioni”.

A destra, Giampiero Sulis

Dopo le associazioni, parola ai sindacati medici.

Giampiero Sulis, segretario aziendale della Cimo: “Tutti i servizi sono carenti, ma noi medici non veniamo ascoltati. Ben vengano le associazioni, quindi. La situazione dei turni è drammatica: ci sono colleghi che arrivano a fare 12 turni notturni al mese.

Lavoro in radiologia, dove ci chiedono di fare prestazioni aggiuntive, ma con questo organico è impossibile. In chirurgia ci sono 7 medici, senza primario. In sala operatoria devono entrare 2 alla volta. È matematicamente impossibile fare i turni settimanali. Ma in tutti i reparti la situazione del personale è davvero tragica”.

A sinistra, Salvatore Manca

Salvatore Manca, ex primario del Pronto Soccorso e attualmente presidente nazionale del Simeu: “La politica locale è inesistente. Nessuno si interessa davvero allo smantellamento dei servizi. A partire dal Pronto Soccorso: nel 2017 siamo stati inquadrati come Dea di primo livello, che significava avere tanti servizi in più. Ma era solo un’etichetta, che in realtà non ha portato nulla: oculistica, stroke-unit non esistono. Abbiamo 30 mila accessi all’anno in Pronto Soccorso, con 7 medici in organico, 2 dei quali non fanno i turni notturni”.

Salvatore Usai

Salvatore Usai, segretario provinciale Fimmg: “La situazione in ospedale è grave, ma quella dei medici di famiglia non è da meno. Anche noi in Provincia abbiamo carenze di organico. Siamo preoccupati per la prossima campagna di vaccinazione antinfluenzale. Chi farà tutti i vaccini che devono essere acquistati?

Altra forte carenza è legata all’assistenza domiciliare. Non ci sono più specialisti che facciano visite a domicilio”.

Mario Canu

Mario Canu, portavoce degli specialisti ambulatoriali: “Situazione imbarazzante per quanto riguarda i dispositivi di protezione personale. Se la situazione rimane questa, nel prossimo autunno avremo gli stessi problemi che ci sono stati ad inizio lockdown a Marzo. Serve programmazione, ma l’Ats è sorda. Ho inviato diverse lettere per chiedere che il paziente che entra in ambulatorio faccia il test sierologico”.

“All’incontro odierno ne seguirà un altro, con la parte politica. Perché è ora che arrivino risposte” – ha concluso il Presidente dell’Ordine, Antonio Sulis.

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