Autotrasportatori. Dal mondo agricolo, si moltiplicano gli appelli per rivedere la forma della protesta
Il caro prezzi, acuito dallo scoppio della guerra in Ucraina, ha investito tutto il mondo economico di una crisi senza precedenti. Esasperazione e momenti di tensione, come quelli che si stanno vivendo in questi giorni, con il blocco dei porti, ne sono l’inevitabile conseguenza. In questo momento, gli autotrasportatori più di tutti stanno pagando salatamente l’aumento indiscriminato del gasolio. La protesta è in essere da lunedì, cinque giorni interminabili, purtroppo anche per il mondo agricolo sardo, dal quale iniziano ad arrivare accorati appelli, affinché i presidi vengano rivisti, almeno nelle modalità.
I soci di Coldiretti Sardegna, agricoltori e allevatori, avvezzi alle mobilitazioni e alle manifestazioni di piazza, “ribadiscono vicinanza alle proteste degli autotrasportatori, che oggi meritano la solidarietà di tutti, in quanto vittima principale di speculazioni che richiedono interventi immediati e straordinari. Allo stesso tempo – sia gli agricoltori che gli allevatori soci di Coldiretti Sardegna – sono seriamente preoccupati per il comparto agricolo, ed in particolare per la linea dei freschi che in questi giorni stanno subendo ingenti perdite, perché si tratta di prodotti deperibili che non fermano la loro maturazione e che vanno consumati in tempi stretti”.

È il caso, per fare un esempio, dei carciofi: “Due anni fa le gelate, poi Covid e adesso la guerra hanno fatto aumentare a dismisura il prezzo delle materie prime – racconta Salvatore Lotta, direttore commerciale di Agricola Campidanese-. Aspettavamo Marzo e Aprile per ripagarci della stagione. Se non tagliamo i carciofi, le piante vanno sotto stress. Stiamo tagliando e buttando per terra. Una tragedia”. La Sardegna è tra i maggiori produttori, insieme a Puglia e Sicilia, regioni che oggi stanno prendendo le fette di mercato lasciate libere dai produttori sardi. “Un prodotto che si esporta in grandi quantità fuori dall’Isola, oggi rischia di marcire nei campi, se non gli sarà concesso l’imbarco dei carichi nelle navi” – chiude Lotta.

Questo sciopero a oltranza rischia di compromettere anche nel futuro gli accordi commerciali, in un mercato mobile, in cui è difficile firmare nuovi contratti di conferimento ma facile perderli: il carciofo sardo sarà facilmente sostituito dalla concorrenza che non manca, con perdite oltre che per i produttori anche per tutto l’indotto. Per questo motivo, tutti i soci di Coldiretti Sardegna, dal nord al sud dell’Isola, “chiedono agli autotrasportatori di consentire l’imbarco almeno dei prodotti deperibili, perché è giusta e sacrosanta la protesta, ma allo stesso tempo non ci si deve contribuire ad affossare l’economia sarda come stanno facendo gli speculatori. Non per questo la protesta giusta deve essere sminuita ma anzi rafforzata e sostenuta trovando alleati in tutta l’opinione pubblica”.

“La Regione è vicina agli autotrasportatori, bisogna però tutelare i nostri agricoltori, che rischiano di essere pesantemente danneggiati dal blocco della movimentazione del prodotto fresco”. È l’appello che l’assessore regionale dell’Agricoltura, Gabriella Murgia, rivolge agli autotrasportatori. “Capiamo le loro aspettative – aggiunge l’esponente della Giunta Solinas – ed è giusto chiedere iniziative per trovare soluzioni di fronte a una situazione che si fa sempre più grave, ma non si possono penalizzare le nostre aziende agricole. È un problema nazionale, che però in Sardegna diventa ancora più drammatico a causa delle condizioni di insularità. Ed è per questo con tutti gli altri assessori della Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni, nel corso dell’ultima riunione straordinaria, abbiamo sollecitato misure tempestive con un documento che contiene le proposte per compensare gli effetti della crisi per il comparto”.

