Da comitato e sindacati altre due bordate alla politica. Continua il pressing per il diritto alla salute nell’oristanese
Sindacati e Comitato battono altri due colpi. Anzi, stavolta sono due bordate. Eh si, perché continua ad aleggiare nell’aria quel senso di incompiutezza dovuto a false promesse, che tardano, eccome se tardano, a concretizzarsi. A dirla tutta, la situazione è sempre peggiore e del baratro ancora non si vede il fondo.
Annunci. Per ora, siamo fermi a quelli. Di integrazione del personale, di potenziamento dei reparti Covid, di manifestazioni a Cagliari. Mentre la realtà dice che altri due reparti dell’Ospedale San Martino si sono trasformati in focolai Covid e sono chiusi! In due reparti cardine, come medicina e chirurgia, non si opera. Ortopedia è chiusa. Il Pronto Soccorso è aperto a metà, perché l’Obi, l’osservazione breve, è frequentata da pazienti positivi al Coronavirus.
E allora il comitato sai che fa? Intanto, chiede al Sindaco di Oristano di proclamare lo Stato di Emergenza Sanitaria, con tutti i consequenziali provvedimenti.

“Vogliamo sapere – continuano i referenti – per quale data intendano promuovere la annunciata manifestazione di protesta dei sindaci a Cagliari presso la Giunta Regionale. Chiediamo, infine, al Sindaco di Oristano di esporre pubblicamente la propria posizione ufficiale, ricordandogli che il suo ruolo gli impone di verificare l’andamento delle attività socio-sanitarie distrettuali, e di richiedere la nomina di un commissario per l’emergenza ospedaliera”. Nell’attesa delle risposte il Comitato comunica che porrà in essere ogni iniziativa idonea a manifestare perchè venga ripristinato il diritto alla salute.
Dai Sindacati medici di Cimo, CGIL, Cisl e Uil è confermato, invece, lo stato di agitazione del personale, che ha obiettivi “a scalare”.

Il primo è quello di ottenere una convocazione urgente, presso la sede dell’Ufficio Territoriale di Governo, di un incontro che metta assieme i tre soggetti della ASSL di Oristano (Direttore di Presidio, Direttore di Area,), il Presidente della Conferenza Sociosanitaria, l’Assessore
Regionale alla Sanità, il Commissario dell’ATS, il Responsabile Regionale della Protezione Civile, “per definire un chiaro piano di superamento dell’attuale situazione”.
Un incontro necessario per evitare il secondo step, che sarebbe quello della
messa in mora dell’azienda sanitaria, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1219 e ss. c.c., strumento, come noto, sancito in legge a tutela e garanzia del lavoratore.
“Non escludiamo di porlo in essere – scrivono i Sindacati – con tutte le
conseguenze del caso, se anche questa sollecitazione dovesse risultare inascoltata.
Va da se, infatti, che se non si assicurano condizioni ragionevoli di lavoro e in sicurezza o, peggio ancora, come in questo caso, si scaricano sui lavoratori i limiti e le carenze del datore di lavoro, il meccanismo di protezione legittima l’azione conseguente”.

