Emergenza sicurezza al carcere di Massama. Proteste, sovraffollamento e allarme dei sindacati
Giornata di forte tensione e criticità senza precedenti alla casa circondariale di Massama, alle porte di Oristano, dove si sono registrati gravi episodi che riaccendono i riflettori sull’emergenza sicurezza e sulle condizioni operative della struttura.
Il primo episodio si è verificato in seguito al trasferimento di un gruppo di detenuti provenienti dal carcere romano di Regina Coeli, spostati in Sardegna per consentire la chiusura di un padiglione dell’istituto capitolino. Il trasferimento ha innescato una protesta decisa da parte di alcuni reclusi, culminata con il danneggiamento di un idrante, divelto durante la rivolta. L’acqua ha allagato due piani della struttura, causando danni ad arredi e plafoniere. Solo il tempestivo intervento della polizia penitenziaria ha evitato conseguenze ancora più gravi, contenendo la situazione e ripristinando l’ordine.
Nella stessa giornata, la pressione sull’istituto è aumentata ulteriormente con l’arrivo complessivo di 50 detenuti, 20 provenienti dalla Penisola e altri 30 trasferiti dal carcere di Nuoro, in due distinti scaglioni, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione della struttura di Badu ’e Carros. Un flusso che, secondo fonti sindacali, mette ulteriormente in difficoltà una casa circondariale già strutturalmente non idonea ad accogliere detenuti di media e alta sicurezza e caratterizzata da carenze nell’assistenza sanitaria.
A rendere il quadro ancora più critico è il sovraffollamento. A fronte di una capienza regolamentare di 213 posti, i detenuti presenti sono attualmente 297, con una pressione costante non solo sui reclusi, ma anche sul personale penitenziario, chiamato a operare quotidianamente oltre i limiti previsti dagli standard di sicurezza.
La situazione è stata duramente denunciata dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria. Sappe, Uilpa e Uspp hanno definito la gestione della struttura “ingestibile”, proclamando lo stato di agitazione e chiedendo interventi immediati.
A conferma di un clima sempre più complesso, un ulteriore episodio si è verificato presso il pronto soccorso, dove un giovane detenuto di origine algerina, scortato dalla polizia penitenziaria, ha tentato di fuggire. L’uomo era stato accompagnato in ospedale dopo che il medico del carcere aveva disposto il trasferimento per l’ingestione di alcune batterie. Dopo ore di attesa ed esami strumentali, il detenuto ha cercato di liberarsi e scappare, nonostante fosse ammanettato. Anche in questo caso, la prontezza degli agenti e l’intervento di colleghi nelle vicinanze hanno consentito di bloccarlo, evitando rischi per il personale sanitario e i cittadini presenti.
Episodi che, secondo i sindacati, evidenziano ancora una volta l’assenza di adeguate camere di sicurezza e la pericolosità delle traduzioni ospedaliere in un contesto già fortemente sotto stress

