Perché il deficit sanitario incide sul sistema produttivo. Lo spiegano le associazioni delle imprese oristanesi

Dalle associazioni delle imprese, riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Coldiretti, Confagricoltura, Confapi,
Confartigianato, Confcommercio,
Confindustria e Legacoop Oristano ritengono di dover evidenziare, con spirito
costruttivo e di collaborazione con le istituzioni, la delicata fase che sta attraversando la sanità regionale e in particolare quella del territorio dell’Oristanese e di condividere le numerose istanze e sollecitazioni rappresentate dall’Ordine dei medici della provincia di Oristano e dai comitati spontanei di cittadini.
Le imprese della Sardegna, infatti, con le ingenti risorse dell’IRAP, contribuiscono annualmente alla copertura dei costi della sanità pubblica per tutti i cittadini e secondo i principi di accountability richiedono una risposta efficiente del sistema.
La tutela della salute dei cittadini è un valore imprescindibile, posto, tra le misure di welfare, a salvaguardia del benessere collettivo e di ogni singola persona e, ancora di più oggi che è in atto una pandemia con risvolti drammatici, delle esistenze di tutti.
Purtroppo, nonostante lunghi mesi di relativa serenità dopo il lock down della scorsa primavera e le ingenti risorse rese disponibili, oggi assistiamo ad una risalita dei contagi definita dagli esperti ormai
incontrollata e a cui non sembra si stia riuscendo a dare una risposta efficace, che sta portando il sistema sanitario territoriale al collasso.
La risposta sanitaria deve essere in grado immediatamente di arginare il dilagare del virus, serve un tracciamento effettivo dei contagi e gli istituti sanitari devono essere in grado di accogliere coloro che hanno bisogno di assistenza a causa del Covid-19, senza però dimenticare tutti coloro che sono affetti da altre patologie o che manifestano differenti esigenze.
In particolare, le associazioni di categoria non possono non evidenziare le enormi conseguenze che legano la difficile situazione sanitaria alla tenuta del sistema economico, le imprese non possono ancora una volta essere le uniche a pagare il conto dei prevedibili futuri sacrifici imputabili alla mancata programmazione del rafforzamento dei presidi sanitari, del contenimento e tracciamento del
virus.
I cittadini e le imprese hanno un forte bisogno di normalità e in un tale contesto se vengono meno risposte immediate, ovvero esse appaiono frammentarie e contradditorie, il tessuto sociale ne risente e
coloro i quali sono maggiormente penalizzati vengono portatati alla disperazione, con tutto ciò che ne consegue in termini negativi non solo di ordine pubblico ma anche sull’occupazione e sulla capacità di produrre benessere per le nostre comunità.
Per lavorare con serenità, in modo che tutti siano sicuri, serve una sanità più forte ed efficiente: è proprio la sanità la base sulla quale costruire la ripartenza delle attività produttive, ad essa vanno affiancate politiche per la costruzione di reti territoriali integrate di assistenza sanitaria e socio assistenziale che possano garantire le cure essenziali anche nelle aree più interne.
Si può ancora rimediare. Concentrando gli intenti e le risorse si deve intervenire coinvolgendo più operatori sanitari, reperendo i materiali e i laboratori necessari. Ma bisogna agire velocemente e le imprese se saranno coinvolte potranno, come sempre nelle emergenze del Paese, fornire un concreto e fattivo aiuto.

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