Amianto, Associazione ex esposti: “Regione assente, servono interventi straordinari”
L’Associazione regionale ex esposti amianto della Sardegna torna a puntare il dito contro la politica regionale e denuncia ritardi, carenze e inadempienze nella gestione dell’emergenza amianto nell’Isola. Nel mirino dell’associazione finiscono le recenti dichiarazioni dell’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, relative all’approvazione del Programma degli interventi 2025 per la protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’ambiente dai pericoli derivanti dall’amianto.
Secondo quanto ricordato dall’associazione, il piano regionale, approvato dalla Giunta nel dicembre 2025, prevede risorse complessive pari a un milione e 500 mila euro. Di questi, circa 369 mila euro sarebbero destinati alla Provincia di Oristano, per incentivare la bonifica dell’amianto negli immobili privati, mentre altri 70 mila euro dovrebbero andare al Consorzio di bonifica dell’Oristanese per gli interventi sulle condotte in cemento amianto.
Ma proprio qui emergerebbe la prima criticità denunciata dagli ex esposti: “Ad oggi – sostiene l’associazione presieduta da Giampaolo Lilliu –, nessun finanziamento è stato ancora trasferito e l’ente provinciale non può quindi avviare l’istruttoria del bando pubblico destinato ai cittadini che intendono bonificare i propri immobili”.
L’associazione contesta inoltre le affermazioni dell’assessorato regionale, secondo cui il programma rappresenterebbe “un passo essenziale” verso la progressiva riduzione della presenza di amianto in Sardegna. “I dati raccontano altro – si legge nella nota –. Il rischio sanitario e ambientale continua ad aumentare, come dimostrano i casi di decessi legati all’esposizione ambientale di persone che non hanno mai avuto contatti lavorativi con la fibra killer”.

Nel documento vengono elencate numerose criticità. Tra queste, l’insufficienza delle risorse stanziate, considerate inadeguate rispetto alla reale diffusione dei manufatti in cemento amianto nell’Isola, anche alla luce della presenza, tra gli anni Sessanta e il 1994, di due stabilimenti di produzione in provincia di Oristano.
Forti perplessità vengono espresse anche sui fondi destinati ai consorzi di bonifica. Lilliu definisce “irrisoria” la cifra prevista per le condotte idriche agricole, ricordando che i consorzi gestiscono circa 4 mila chilometri di reti in cemento amianto.
Tra le accuse rivolte alla Regione figurano anche la mancata applicazione della legge regionale 22 del 2005 e della legge nazionale 257 del 1992, l’assenza di un censimento sanitario e ambientale completo sulla presenza dell’amianto in Sardegna e la mancata revisione del protocollo regionale di sorveglianza sanitaria per gli ex esposti.
L’associazione evidenzia inoltre come, dal 2005 ad oggi, sia stata organizzata una sola Conferenza regionale sull’amianto, nel 2014, nonostante la normativa ne preveda una ogni anno. Contestata anche la mancata classificazione come Siti di interesse nazionale dei due ex stabilimenti industriali del comparto cemento amianto.
Da qui la richiesta di un cambio di passo deciso. L’associazione propone infatti un piano regionale straordinario della durata di almeno cinque anni, prorogabile per altri cinque, con il coinvolgimento congiunto degli assessorati regionali dell’Ambiente e della Sanità, degli enti locali e delle amministrazioni territoriali.
Tra gli obiettivi indicati figurano contributi pubblici in grado di coprire integralmente i costi di bonifica e rifacimento dei tetti per i privati cittadini, oltre all’obbligo di rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici o ad uso pubblico.
Infine, l’associazione chiede ai due assessorati regionali di promuovere con urgenza la seconda Conferenza regionale sull’amianto, proponendo come sede la città di Oristano, definita “simbolo della lotta all’amianto”.

