Sanità. Proteste nei paesi dell’oristanese, tra Case della Comunità e carenza di medici
La riforma della sanità territoriale, che dovrebbe avvicinare i servizi ai cittadini attraverso le nuove Case della Comunità, continua a generare polemiche e preoccupazioni nell’oristanese. Mentre a Tramatza e Santu Lussurgiu sono state attivate le nuove strutture previste dal PNRR, in diversi centri del territorio cresce il malcontento per la persistente carenza di personale medico e per servizi considerati insufficienti rispetto ai bisogni della popolazione.
Negli ultimi giorni sono emerse nuove proteste da Milis e Uras. Nel primo caso, una petizione popolare ha già raccolto oltre un centinaio di firme per chiedere il potenziamento dell’Ascot, l’ambulatorio straordinario di comunità territoriale, attivo per sole dieci ore settimanali. I cittadini lamentano soprattutto la chiusura del presidio medico locale dopo il trasferimento del servizio verso la Casa della Comunità di Tramatza, una scelta che ha lasciato molti residenti, in particolare anziani e persone fragili, costretti a spostarsi fuori paese per ricevere assistenza.
A Uras, invece, è nato un nuovo comitato civico per la tutela del diritto alla salute. L’obiettivo è sollecitare il rafforzamento della medicina territoriale e contrastare il progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari nei piccoli centri. Tra le richieste figurano il potenziamento degli ambulatori, una maggiore presenza dei medici di base e una programmazione sanitaria più vicina alle esigenze delle comunità locali.
Sul tema interviene anche l’associazione ART32 – Salute, Prevenzione e Buone Pratiche APS, che nelle scorse settimane ha effettuato visite alle Case della Comunità di Tramatza e Santu Lussurgiu. Pur riconoscendo l’impegno di medici, infermieri e operatori sanitari impegnati nell’avvio dei nuovi servizi, l’associazione evidenzia come le strutture trasmettano ancora una sensazione di incompleta operatività.
“Il problema non è il singolo dettaglio tecnico o edilizio – spiega il presidente Mario Cesare Secci -, ma il rischio che strutture percepite dai cittadini come ancora in fase di assestamento vengano presentate come pienamente operative, generando aspettative che poi non trovano riscontro nella realtà quotidiana”.
Secondo ART32, le difficoltà delle nuove Case della Comunità si inseriscono in un quadro più ampio segnato dalla crisi della medicina generale, dalla carenza di medici nei territori periferici, dalle difficoltà organizzative degli Ascot e dalle incertezze normative che stanno interessando il sistema sanitario nazionale.
L’associazione sottolinea inoltre di aver ricevuto numerose segnalazioni da parte dei cittadini riguardanti lunghe attese, difficoltà di accesso ai servizi e timori per il futuro dell’assistenza sanitaria di prossimità. Una situazione che alimenta il paradosso denunciato da molti utenti: da una parte si inaugurano nuove strutture pensate per rafforzare la sanità territoriale, dall’altra continuano a mancare i professionisti necessari per renderle pienamente efficaci e, in alcuni casi, il loro avvio coincide con l’indebolimento dei presidi presenti nei singoli comuni.
“La vera sfida – conclude Secci -, non è aprire formalmente le Case della Comunità, ma renderle realmente accessibili, pienamente operative e capaci di rispondere ai bisogni concreti delle persone”.

