“Il viaggio dei Giganti” chiude il Sardegna Archeofilm Festival. Cabras celebra il ritorno delle statue

Sarà “Il viaggio dei Giganti”, il film diretto da Fabio Ortu e Andrea Marras, a chiudere domani, domenica 5 luglio, la quinta edizione del Sardegna Archeofilm Festival, organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm e Archeologia Viva, rivista di Giunti Editore. La proiezione fuori concorso è in programma alle ore 22.35, nel Nuovo Parco del Museo Civico G. Marongiu di Cabras, e sarà preceduta, alle ore 22.15, da una conversazione con i due registi condotta da Giulia Pruneti.

Il documentario, della durata di 48 minuti, racconta il trasferimento di una parte delle sculture di Mont’e Prama da Cagliari al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras. Un viaggio concreto, seguito nelle sue diverse fasi, ma anche un ritorno dal forte valore culturale e simbolico: i Giganti lasciano il luogo nel quale erano stati custoditi ed esposti per ricongiungersi agli altri elementi del complesso statuario nel territorio in cui furono scoperti.

Attraverso immagini, testimonianze e momenti legati alle operazioni di trasferimento e riallestimento, il film documenta la ricomposizione a Cabras di uno dei più importanti complessi scultorei del Mediterraneo antico. Il ritorno nel Sinis consente di restituire unitarietà alla narrazione di Mont’e Prama, riunendo statue e reperti in prossimità del sito archeologico dal quale sono riemersi. Il viaggio dei Giganti diventa così il racconto di un patrimonio che ritrova il proprio contesto originario e rafforza il legame tra le opere, il paesaggio, la comunità e la storia millenaria della Sardegna.

“Questo documentario dichiara Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama – vuole raccontare un momento storico per la Fondazione e per l’intera comunità di Cabras, ma racconta soprattutto il grande lavoro di squadra che c’è stato per riportare tutti i Giganti al nostro museo. Una grande sinergia e collaborazione tra le diverse istituzioni coinvolte e una grande opera corale da parte di tutto il team della Fondazione Mont’e Prama”.

La proiezione concluderà una serata dedicata anche alle premiazioni del concorso “Archeociak. Raccontami la storia”, del Premio Firenze Archeofilm 2026 e del Premio Sardegna Archeofilm 2026, assegnato al film in concorso più gradito dal pubblico di Cabras.

La terza serata. Intanto ieri si è svolta la terza giornata del Sardegna Archeofilm Festival che ha richiamato ancora una volta un pubblico numeroso, confermando il crescente interesse per una manifestazione capace di coniugare rigore scientifico, forza cinematografica e divulgazione accessibile. Per i presenti è stato un vero e proprio viaggio attraverso migliaia di anni di storia, dalle testimonianze puniche della Sardegna alle più antiche espressioni artistiche dell’umanità.

Ad aprire la serata è stato il talk dedicato a “Sui tetti di chi dorme”, cortometraggio diretto da Antonello Pisano Murgia e incentrato sulla necropoli punica di Tuvixeddu. Insieme al regista sono intervenuti gli interpreti Fabio Marceddu, Lia Careddu e Rossella Faa, in una conversazione condotta da Giulia Pruneti. Il confronto ha approfondito il rapporto tra il film e uno dei luoghi archeologici più importanti e complessi della Sardegna: un patrimonio nel quale la dimensione monumentale convive con le trasformazioni urbane, le ferite del tempo e la memoria delle persone che vi furono sepolte.

“Non c’è niente di più bello che l’uomo possa realizzare che la natura non abbia già creato – ha affermato Antonello Pisano Murgia –. Da questa consapevolezza nasce anche il nostro sguardo su Tuvixeddu: un luogo in cui la bellezza naturale, la storia e la presenza dell’uomo continuano a dialogare”.

Nel film, le figure che abitano la necropoli emergono come presenze sospese, quasi inquilini sfrattati dal proprio spazio, capaci di riportare al centro del racconto non soltanto le architetture e i reperti, ma le vite e le emozioni custodite dietro le testimonianze archeologiche. “Ho atteso dieci anni prima che questo progetto si realizzasse – ha raccontato Lia Careddu –. Sui tetti di chi dorme è un poema e noi attori siamo i versi che lo compongono. Rossella Faa, Fabio Marceddu e Isabella Moino Campos, che appare con il suo abito bianco come un fantasma, diventano poesia. E cosa sono i fantasmi, in fondo, se non poesia?”.

L’interprete ha inoltre ricordato il rispetto con il quale la troupe è entrata nella necropoli: “Non dobbiamo dimenticare che si tratta di un cimitero. Dietro quei resti ci sono state persone come noi, con le loro vite, le loro emozioni e la loro storia”.

Per Rossella Faa, l’incontro con Tuvixeddu ha rappresentato anche una scoperta personale: “Ritrovarmi in una delle più grandi necropoli del Mediterraneo è stato un vortice di emozioni. Durante le riprese ho avuto quasi la sensazione di dovermi confrontare con gli spiriti che abitano quel luogo”.

La serata è quindi proseguita con “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici”, documentario diretto da Alexis de Favitski. Il film ha accompagnato il pubblico all’interno della grotta scoperta nel 1994 nelle Gole dell’Ardèche, dove sono conservate centinaia di figure animali realizzate circa 36 mila anni fa. Un luogo normalmente inaccessibile, aperto soltanto per periodi limitati a un ristretto gruppo di studiosi, nel quale il cinema è riuscito a entrare seguendo il lavoro dei ricercatori.

Al termine della proiezione, Piero Pruneti ha condotto l’incontro con l’archeologo preistorico dell’Università di Firenze Fabio Martini e con il regista e produttore Nicolò Bongiorno. Il dialogo ha messo in relazione la Grotta Chauvet con la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, nel Salento, alla quale Bongiorno sta dedicando il suo nuovo progetto cinematografico, presentato a Cabras attraverso un teaser in anteprima per il pubblico sardo. Secondo Fabio Martini, le immagini di Chauvet segnano uno dei passaggi decisivi nella storia dell’umanità: “Con l’arrivo dell’Homo sapiens in Europa si producono trasformazioni profonde, anche sul piano neurologico e della comunicazione. L’uomo inventa la linea e comincia a creare simboli attraverso il corpo e i sensi. La Grotta Chauvet ci mostra l’arrivo della modernità, forse persino dell’attualità: l’interiorità di quegli uomini era sostanzialmente identica alla nostra”.

Diverso è il linguaggio della Grotta dei Cervi, dove alle rappresentazioni naturalistiche si sostituiscono forme astratte e segni che oggi risultano difficili da interpretare, ma che per le comunità preistoriche dovevano possedere un significato immediato e condiviso. Gli spazi angusti e profondi della grotta potrebbero inoltre essere stati legati a percorsi rituali e prove iniziatiche. Martini ha sottolineato anche la necessità di proteggere questi ambienti dalla presenza umana: “Luoghi come la Grotta dei Cervi non possono essere contaminati. Per questo devono rimanere inaccessibili, pur continuando a essere studiati e raccontati”.

Una condizione che affida alla settima arte una responsabilità particolare: rendere visibile ciò che non può essere aperto al pubblico. “Realizzare un documentario significa intraprendere viaggi straordinari, entrare nei luoghi e nelle storie per poi restituirli attraverso le immagini” – ha spiegato Nicolò Bongiorno. Il nuovo film, ormai in una fase avanzata di lavorazione, avrà “una struttura fortemente narrativa, pur conservando una solida anima scientifica”.

Un’immagine della terza serata, con la proiezione de “Il toro e la Madonna”

A chiudere la serata è stato “Il toro e la Madonna”, diretto da Claudio Sagliocco e Gianni Nunno. Il documentario ha condotto il pubblico a Bacugno, piccolo paese dell’Italia centrale nel quale ogni anno si rinnova una celebrazione che intreccia antichi elementi precristiani e devozione mariana. Al centro del rito è un toro che scende dalla montagna e si inginocchia davanti alla Vergine, in una tradizione tramandata dalla comunità e studiata anche dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale.

Il programma di oggi. Questa sera, sabato 4 luglio, il Sardegna Archeofilm Festival allarga nuovamente il proprio sguardo, muovendosi dalla Cina imperiale alla preistoria della Sardegna. Alle ore 20:45 sarà proiettato in concorso “Fengyang. La capitale dimenticata dell’antica Cina”, documentario diretto da Stéphane Bégoin. Il film segue gli archeologi impegnati negli scavi di una città imperiale di dimensioni eccezionali, concepita per rappresentare il potere della dinastia Ming e poi abbandonata in circostanze ancora in parte misteriose. Le indagini stanno riportando alla luce un insediamento persino più esteso della successiva Città Imperiale di Pechino. Presenta Giulia Pruneti.

Dalle ore 22 il Festival tornerà in Sardegna con la tavola rotonda “Archeologia e leggenda. Domus de Janas, tra storia e leggenda”. Parteciperanno l’archeologo Alberto Moravetti, il regista Nicola Castangia, il presidente della Fondazione Mont’e Prama Anthony Muroni e il giornalista e scrittore Tonino Oppes. L’incontro, presentato da Tore Cubeddu, approfondirà il rapporto tra la conoscenza archeologica delle tombe ipogeiche e l’immaginario popolare che nei secoli le ha trasformate nelle misteriose “case delle fate”.

A seguire sarà proiettato fuori concorso il documentario “Domus de Janas, tra storia e leggenda”, diretto da Nicola Castangia: un viaggio tra siti archeologici, testimonianze e racconti tradizionali, nel quale le antiche sepolture della Sardegna emergono come luoghi della memoria collettiva, capaci di unire ricerca, paesaggio e narrazione.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

Il programma completo è disponibile sul sito monteprama.it

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