Domani al Museo Diocesano di Oristano serata finale del Premio Marchionni

Domani, venerdì 31 luglio alle 18,30, il Museo Arborense di Oristano ospiterà la serata finale del Premio Marchionni, concorso internazionale d’arte ideato per ricordare la figura del fine incisore Dino Marchionni, che negli anni Cinquanta lasciò la sua Urbino per stabilirsi a Villacidro, dove rimase sino alla morte.Giunto all’XI edizione, il Premio per il secondo anno si svolge a Oristano in attesa del completamento dei lavori di ristrutturazione della sede originale del Museo Magmma, il Palazzo Vescovile di Villacidro, che sin dall’inizio è la sede naturale dell’evento.

Quest’anno le opere iscritte al Premio, diviso nelle due sezioni Grafica e Pittura, sono state 410, provenienti prevalentemente dall’Italia. Di queste sono quaranta (venti per ciascuna sezione) quelle arrivate in finale.

Per la sezione Grafica si sono qualificati: Erika Suda, Tamara Zambon, Nicoletta Boschi, Veronica Longo, Stefano Luciano, Diego Strapaghetti, Daniela Savini, Grazia Salierno, Marilena La Mantia, Remo Suprani, Roberta Pancera, Stefano Allisiardi, Sergio Gimelli, Vincenzo Cosenza, Vittoria Gabriella Salamone Cassiel, Roberta Congiu, Stefano Fontana.

I finalisti per la sezione Pittura sono invece: Paride Di Stefano, Matteo Zoccheddu Zok, Tamara Zambon, Mirto Testolin, Augusto Mandelli, Carlo Martini, Gaetano Buttaro, Gaetano Tommasi, Gretel Siri, Jimi Gazzosa, Liliana Cecchin, Luca Zanta, Pietro Ciliento, Lucio Barlassina, Rosalia Zutta, Rosy Mantovani, Veronica Mengali, Vincenzo Cosenza, William Prayer, Marco Pili.

Opera di Carlo Martini

La serata di venerdì sarà anche l’occasione per decretare il vincitore del Premio Rossopassione, concorso di pittura che si prefigge di trovare l’opera più vicina ai desideri di possesso, ma anche quella che maggiormente si accosta, con criteri neuroscientifici, ad una percezione ottica positiva nell’individuo e il cui elemento essenziale è il colore rosso. Per questo premio sono in finale: Donato Lotito, Dora P. Braunn, Igor Grigoletto, Giuseppe Orro, Paolo Mura.A comporre la giuria sono Vitaliano Angelini, presidente Incisori Urbinati, Laura Martinelli, responsabile attività culturali Museo Ca’ La Ghironda di Bologna, Adriano Corsi, direttore dell’Archivio Lazzaro di Milano, Umberto Palestini, già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, Pietro Tomassini, direttore del Palazzo delle Arti di Lecce, e Arialdo Ceribelli, direttore antiquario collezionista della Galleria Ceribelli di Bergamo.

Al vincitore assoluto delle due sezioni principali andrà un premio di 1.000 euro più un’esposizione personale nell’Archivio Lazzaro di Milano, prestigiosa istituzione artistica che offrirà anche una collaborazione.

Dopo la premiazione tutte le opere finaliste resteranno in esposizione nel Museo Arborense, dove saranno visitabili sino al 20 settembre dal martedì alla domenica con orario 10-13 e 17-20.

Il Premio Marchionni è un’iniziativa del MAGMMA che, con l’organizzazione della Fondazione Estetica & Progresso, la collaborazione del Museo Arborense di Oristano e il sostegno della Fondazione di Sardegna, vuole così promuovere e valorizzare l’arte grafica contemporanea.

Non è un caso che il Premio sia ora ospitato a Oristano: con la città Dino Marchionni ebbe un forte legame al suo arrivo in Sardegna, quando prese parte al fermento artistico dell’epoca partecipando con una sua mostra personale al “Cenacolo” di via Dritta del suo concittadino urbinate Tino Biselli, nel 1973. Sempre a Oristano, nel 1986, è stata allestita la sua prima antologica alla Pinacoteca Comunale in Piazza Eleonora.

Informazioni: tel. +39 340 347 3320; info@premiomarchionni.it; www.premiomarchionni.it/DINO MARCHIONNI

Dino Marchionni nasce ad Urbino il 20 giugno 1932. Nella città dei Montefeltro, città natale di Raffaello Sanzio, si è diplomato presso l’Istituto d’Arte e successivamente ha frequentato l’Accademia Raffaello nella sezione di Litografia per la decorazione ed illustrazione del libro dove si diploma nel 1954 con l’illustrazione del libro di Prosper Merimeè “La Carrozza del SS Sacramento”. Nello stesso Istituto ad illustrare altrettanti testi furono: Salvatore Fiume, per ben due volte, Remo Brindisi ed Emilio Greco.

Dall’ottobre del 1954 si trasferì a Villacidro dove ha insegnato Educazione Artistica per trent’anni. Dapprima alla scuola dell’avviamento, di seguito, e in successione, presso il Seminario Vescovile, il Liceo Classico ed infine la scuola media “Antioco Loru”.Nei primi anni vissuti a Villacidro Dino Marchionni si esprime essenzialmente con le tecniche a lui più care in quel periodo, retaggio degli studi appena terminati all’Accademia di Urbino.

La litografia, la linoleumgrafia, il monotipo, e le altre tecniche di incisione che tra l’altro sono oggetto di insegnamento presso gli istituti dove presta servizio.

Sono di questo periodo le realizzazioni con la tecnica della litografia di una serie di figure in bianco e nero e una serie di tauromachie, sempre con la tecnica della litografia, dove è forte l’influsso del Goya, autentico ispiratore dei giovani grafici ed incisori delle Accademie di mezza Europa.

Questo periodo, che possiamo inserire tra il 1954 ed il 1965, è ricco di esperienze soprattutto legate all’attività didattica.

Dalla metà degli anni sessanta inizia un periodo prolifico accostandosi a tecniche quali l’acquerello ed il graffito che saranno, negli anni successivi, il baluardo del suo percorso artistico.

Nel 1966 Dino Marchionni termina la realizzazione della prima grande opera con la tecnica del graffito: “Simbiosi” (titolo originario “L’ulivo”). Simbiosi, realizzata in quasi due anni, è il crocevia della nuova produzione artistica di Marchionni per quanto riguarda il graffito. Infatti affianca all’utilizzo del bulino, con il quale realizza le centinaia di foglioline dell’ulivo secolare, una normale lametta per grattare la cera nera sovrastante, onde poter liberare il giallo ed il rosso per poter creare il contrasto tra lo sfondo e l’albero. In questo periodo realizza alcuni graffiti, poche unità (cinque o sei), con tematiche legate alla neve e quindi con lo strato sottostante il nero, di color bianco; di queste opere, tuttora, se ne trovano tre pezzi.

La tecnica del graffito richiedeva ovviamente un’attenzione particolare e comunque superiore a qualsiasi altra tecnica. Proprio per la sua particolarità non concedeva distrazioni e conseguentemente errori. Una volta asportata la materia (il colore a cera) era del tutto vano ogni tentativo di ricomposizione della materia stessa. Questo è il motivo per cui Dino Marchionni, quando si cimentava nella realizzazione di un’opera a graffito, doveva acquisire la massima concentrazione in un contesto di tranquillità e serenità; il lavoro minuzioso e lento, e quasi maniacale, gli ha consentito di ottenere, in quaranta anni, una produzione di opere a graffito che non supera i cento pezzi.

Alla fine degli anni sessanta, contemporaneamente allo sviluppo della tecnica del graffito, Dino Marchionni affina la tecnica dell’acquerello. Da questo momento in poi e per tutti gli anni settanta, la sua attività si concentra prevalentemente sull’acquerello. Questo è anche il periodo in cui Dino Marchionni si affaccia al grande pubblico con una serie di mostre personali; Oristano, Villacidro ed una serie di mostre collettive nella penisola.

Ma le soddisfazioni dell’artista-professore sono legate soprattutto alla sua attività didattica. In questo periodo i riconoscimenti verso gli elaborati dei suoi alunni, che partecipano ai concorsi anche internazionali, sono numerosi. Fra tutti spicca il Premio dell’UNESCO del 1978/79 sul tema dell’ambiente.

Negli anni ottanta Marchionni, raggiunta la piena maturità artistica, alterna la produzione di acquerelli con quella dei graffiti. Sono anni in cui nasce l’idea, sviluppata con Marcello Serra, di realizzare una serie di opere a graffito che hanno come tema la spiritualità, attraverso la rappresentazione delle maggiori cattedrali romanico-pisane della Sardegna.

Questo progetto, consistente e articolato, assorbe gran parte dell’attività artistica di Dino Marchionni; per questo motivo, nel 1984 dopo trent’anni di insegnamento, lascia la scuola. Nel 1998 il Comune di Villacidro e la Presidenza del Consiglio Regionale realizzarono un’opera postuma dal titolo “Le Cattedrali” edito da Progetto Sardegna.

Dal quel momento in poi e fino alla sua scomparsa, che avverrà a Villacidro l’11 dicembre del 1994, la produzione artistica si fa più intensa e variegata. Le mostre personali si alternano più frequentemente; da citare sono quelle allestite ad Oristano, Villacidro, Cagliari, Macomer. Numerose sono anche le partecipazioni ad esposizioni nazionali ed internazionali: Cannes, Montecarlo, Milano, Fano e Gorizia. Le sue opere si trovano sia in collezioni private che pubbliche: Ufficio del Sindaco di Villacidro, Pinacoteca Comunale di Oristano, Palazzo della Regione Sarda.

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