Centro Emergenza Territoriale di Ghilarza. Il sindacato Cimo su trasparenza, sicurezza e costi
Dal segretario del sindacato Cimo, Giampiero Sulis, riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota sul Centro di emergenza territoriale di Ghilarza:
“In premessa diciamo che prima di tutto c’è stata assenza di una corretta informazione nei confronti delle organizzazioni sindacali del personale della sanità, alle quali, contrariamente a quanto previsto dal contratto di categoria, niente è stato comunicato sulla apertura del Centro di Emergenza Territoriale (come recita la scritta ubicata fuori del presidio) ovvero del Punto di Primo Intervento, nonostante l’informativa sia espressamente prevista quando vi sono dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro.
Si segnala infatti che a tutt’oggi non conosciamo l’attività che viene svolta all’interno di questa struttura (che chiameremo CET) né se questa sia stata effettivamente accreditata e quando. Un’informazione importante anche perchè in ballo c’è la sicurezza delle cure che si somministrano ai pazienti .
Sappiamo che il servizio è stata aggiudicato a una società esterna, la MTS group, ma non sappiamo chi ci lavori né come ci lavori. Sono medici specialisti? In che settore? Hanno accesso alle strutture informatiche aziendali e in che modo? In che modo richiedono consulenze ed esami e a carico di chi sono le spese?
Non sono dettagli perché da queste informazioni ne deriva tutta una serie di obblighi e di profili di responsabilità che ci pare necessario conoscere.
Inoltre, in che modo si interfacciano con il personale dipendente presente in sede o nell’ospedale San Martino di Oristano che rappresenta il DEA di riferimento?
Nel bando che lessi tempo fa, e che non risulta più consultabile nel sito della ATS, si parlava di un referente aziendale che avrebbe dovuto fare da tramite. È stato individuato e nominato?
Da chiarire ancora l’aspetto del trasporto del paziente verso il Dea o altri presidi, dato che la postazione del 118 di Ghilarza risulta spesso sguarnita di medico.
Un capitolo a parte poi riguarda le problematiche di esposizione alle radiazioni ionizzanti che come è noto agli addetti ricadono nella sfera di competenza del medico radiologo ( d.lgs 101 del 31-07-2020), che ha responsabilità giuridica di giustificazione, spiegazione e presa del consenso all’esame dopo informazione al paziente. Come si pensa di superare questo vincolo di legge?
Si rammenta che non esiste alcuna disposizione a riguardo, anche in rapporto ai continui aggiornamenti legislativi, se non per urgenze indifferibili o emergenze in cui sia a rischio la vita stessa del paziente.
Da ricordare inoltre che il CET di Ghilarza non è integrato alla rete di emergenza della regione Sardegna per cui non verrà mai portato un paziente in condizioni di emergenza, appunto, anche se è chiaro che non si può escludere che questo arrivi con mezzi propri o accompagnato.
Un capitolo a parte riguarda le risorse destinate al CET che francamente appaiono ingenti se si considera che sono destinate a un servizio che, quando aperto come Pronto Soccorso, aveva una affluenza media di circa 10 pazienti a giorno. Nel Pronto soccorso di Oristano l’affluenza media è attualmente di 90 pazienti al giorno e in questo servizio i medici oggi presenti sono solamente 7, più un collega in specializzazione il cui contratto scade il mese prossimo e che non ha autonomia lavorativa. Altri 2 medici in servizio nel Pronto Soccorso sono esentati dai turni notturni e un’altro ha limitazioni sempre riguardo allo svolgimento dei turni.
Non c’è bisogno di ribadire le grandissime difficoltà che i colleghi devono affrontare per coprire i turni. Ci sorprende perciòche non si siano reperite risorse adeguate per un servizio di PS dell’ospedale provinciale sede un DEA a effettivo rischio chiusura.
Il turno notturno al CET di Ghilarza costa, da quanto è dato sapere, circa 950 euro. Con uno stanziamento simile si sarebbero trovati di certo i medici anche per il DEA di Oristano.
In conclusione : una maggiore informazione con definizione delle figure professionali e la presenza di percorsi chiari e condivisi avrebbe sicuramente evitato le polemiche di questi giorni, così come sarebbe stato opportuno e necessario che ci fosse uno stanziamento urgenze di risorse e di ricerca di personale per il presidio Ospedaliero di Oristano così come è avvenuto per Ghilarza, che, ricordiamo, al momento vede gli unici posti letto disponibili dedicati al Covid di bassa intensità mentre tutti gli altri reparti sono chiusi e non vi è la possibilità neppure di avere letti per un osservazione breve del paziente.
Davvero era così urgente esternalizzare il CET con questi costi, mentre l’ospedale ha perso i vari reparti che sino a pochi anni fa erano aperti e che ben funzionavano al Delogu ?
E sopratutto cosa si intende fare per tutte le gravi carenze e i problemi degli ospedali di Oristano e di Bosa, che sarebbe troppo lungo riassumere in poche righe ? O si è convinti che le problematiche della sanità oristanese siano limitate all’area di Ghilarza?

