Fondazione Mont’e Prama. Buona apertura per l’Archeofilm Festival

La seconda giornata del Sardegna Archeofilm Festival ha segnato l’apertura ufficiale della quinta edizione della rassegna, in corso nel Nuovo Parco del Museo Civico “Giovanni Marongiu” di Cabras. Il Festival è organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm e Archeologia Viva, rivista di Giunti Editore.

La serata si è aperta con la cerimonia inaugurale, condotta da Giulia Pruneti e Tore Cubeddu, alla presenza dei rappresentanti della Fondazione Mont’e Prama e di esponenti del mondo dell’archeologia e del cinema. Un momento che ha dato ufficialmente avvio a un programma dedicato all’incontro tra ricerca scientifica, racconto audiovisivo e divulgazione del patrimonio culturale.

Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e coordinatore Firenze Archeofilm, ha affermato: “A Firenze Archeofilm vengono presentati circa ottanta film e a Cabras arriva una selezione del meglio del Festival. Sono felice di questo gemellaggio tra Firenze e la terra dei Giganti di Mont’e Prama, che rappresenta un incontro importante nel segno dell’archeologia e del cinema. È un legame che vogliamo continuare a rafforzare, in attesa di ritrovarci a Firenze nei primi giorni di marzo”.

Luca Cheri, direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama ha evidenziato come il Festival rappresenti un’importante occasione per avvicinare il pubblico alla ricerca archeologica attraverso il linguaggio immediato e coinvolgente del cinema: “Invito il pubblico a partecipare anche alla serata conclusiva di domenica, durante la quale – ha concluso – sarà proiettato un documentario di particolare importanza per la Fondazione Mont’e Prama”.

La prima opera in concorso è stata “Abiseo, el bosque cultural de Chachapoya”, della regista peruviana Rosemarie Lerner. Il documentario ha condotto il pubblico nel Parco nazionale del Río Abiseo, sito riconosciuto dall’UNESCO, seguendo il lavoro del team interdisciplinare del World Monuments Fund Perú impegnato nella documentazione e nella tutela del Gran Pajatén. Le sue strutture circolari in pietra e gli straordinari fregi raccontano la civiltà Chachapoya, il “popolo della foresta pluviale”, e il fragile equilibrio tra natura, storia e conservazione.

La serata è proseguita con “Sapiens?”, cortometraggio d’animazione diretto da Bruno Bozzetto e prodotto dallo Studio Bozzetto con Rai Kids. Attraverso tre episodi accompagnati dalle musiche di Verdi, Chopin e Beethoven, il film propone una riflessione ironica e amara sul comportamento dell’essere umano, sulla sua propensione alla violenza, sull’incapacità di accettare il diverso e sul rapporto distruttivo con la natura e il mondo animale. Un’opera che mette provocatoriamente in discussione l’aggettivo “sapiens” attribuito alla nostra specie. A chiudere le proiezioni è stato “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare”, documentario scritto e diretto da Antonio Sanna, dedicato a una figura fondamentale dell’archeologia sarda rimasta a lungo lontana dai riflettori. Attraverso immagini d’archivio, fotografie, testimonianze e riprese contemporanee, il film ricostruisce la vicenda umana e professionale di Antonio Zara, nato a Gairo e cresciuto a Carbonia, protagonista fin da giovanissimo di importanti scoperte archeologiche.

Tra queste spicca il ritrovamento, nel 1962, del Tofet di Monte Sirai, avvenuto quando Zara aveva appena sedici anni. Nel corso della sua attività come assistente tecnico della Soprintendenza partecipò inoltre a numerose campagne di scavo, dal Pozzo Sacro di Santa Cristina al rinvenimento del celebre bronzetto del cosiddetto “Sardus Pater” a Fluminimaggiore, sviluppando una straordinaria capacità di leggere il territorio e riconoscere le tracce del passato.

Al termine della proiezione, il regista Antonio Sanna ha dialogato con gli archeologi Carlo Tronchetti e Giovanni Ugas, in un incontro presentato da Alessandro Pisu. Il confronto ha consentito di approfondire il valore delle scoperte di Zara e il contributo spesso silenzioso degli uomini e delle donne che, attraverso il lavoro sul campo, hanno partecipato alla costruzione della conoscenza archeologica della Sardegna.Il regista Antonio Sanna ha evidenziato: “Sapendo delle sue condizioni di salute, decisi senza pensarci troppo di realizzare l’intervista sulla quale si basa il film. Mentre raccontava, Antonio sembrava dimenticare la malattia e tornava con la memoria ai giorni delle sue scoperte. La vera scoperta è stata conoscere Antonio scavando nella sua memoria, cercando di capire che cosa della sua esperienza fosse necessario salvare e tramandare. Antonio aveva una straordinaria capacità di osservazione. Sapeva leggere il territorio, aveva un grande intuito e non smetteva mai di cercare e di imparare”.

“Non è facile parlare di Antonio, – ha evidenziato l’archeologo Carlo Tronchetti – perché non è stato soltanto un collega, ma anche un amico. Amava profondamente il suo lavoro e possedeva una capacità rara di leggere e comprendere il territorio. Antonio aveva appena sedici anni quando scoprì il tofet di Monte Sirai, uno dei siti archeologici più importanti del Sulcis. Fin da ragazzo aveva sviluppato una passione e una sensibilità fuori dal comune. Mi ha insegnato molte cose, soprattutto a riconoscere quei piccoli segni presenti sul terreno che possono indicare la presenza di qualcosa di importante”.

Tre opere molto diverse per linguaggio, ambientazione e stile hanno così caratterizzato la seconda giornata del Festival, unite da una riflessione comune: la responsabilità dell’uomo nei confronti del paesaggio, della memoria e delle testimonianze culturali ricevute dal passato.

Grande pubblico anche per l’Archeofilm Festival

IL PROGRAMMA DI OGGI. Tuvixeddu, l’arte paleolitica e i riti di una comunità

La serata si aprirà alle ore 20:45 con il talk “Cinema e Sardegna. Introduzione a Sui tetti di chi dorme”. Il regista Antonello Pisano Murgia dialogherà con gli interpreti e autori Fabio Marceddu, Lia Careddu e Rossella Faa, in un incontro presentato da Giulia Pruneti. Seguirà la proiezione in concorso di “Sui tetti di chi dorme”, selezionato per Firenze Archeofilm 2025. Il cortometraggio è dedicato a Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, e alla parte di questo straordinario patrimonio sopravvissuta alle trasformazioni urbane e alle ferite del tempo.

Quindi il Festival si sposterà nel cuore della preistoria europea con “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici”, documentario diretto da Alexis de Favitski e selezionato per Firenze Archeofilm 2026. Scoperta nel dicembre del 1994 nelle Gole dell’Ardèche, la Grotta Chauvet conserva centinaia di figure animali realizzate circa 36 mila anni fa, ventimila anni prima delle celebri pitture di Lascaux. Ospiti d’onore della serata saranno l’archeologo preistorico Fabio Martini e il regista e produttore Nicolò Bongiorno, che presenterà per la prima volta in Sardegna il teaser del suo nuovo film dedicato alla Grotta dei Cervi di Porto Badisco, nel Salento. L’opera, attualmente in lavorazione, condurrà il pubblico all’interno di un sito archeologico di eccezionale valore, fragile e difficilmente accessibile. Il teaser sarà presentato nell’ambito dell’incontro con Fabio Martini e Nicolò Bongiorno, condotto da Piero Pruneti.

La terza proiezione della serata sarà “Il toro e la Madonna”, diretto da Claudio Sagliocco e Gianni Nunno. Il documentario conduce il pubblico a Bacugno, un paese di meno di cento abitanti dell’Italia centrale, dove ogni anno si rinnova una festa nella quale antichi elementi pagani e devozione cristiana convivono. Il momento culminante è l’arrivo di un toro dalla montagna e il suo inchino davanti alla Vergine Maria. Il film ricostruisce per la prima volta in modo organico la storia e il significato di questa tradizione, riconosciuta e studiata anche dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

Il programma completo è disponibile sul sito monteprama.it

Condividi questa notizia: