La Consulta boccia l’agrivoltaico. Stop anche a tre maxi progetti nell’oristanese
Tre grandi progetti agrivoltaici previsti tra Siamaggiore, Solarussa, Tramatza, Zeddiani e Zerfaliu finiscono al centro della sentenza n. 88 della Corte costituzionale, che ha annullato sei decreti ministeriali adottati senza applicare la normativa regionale sarda sulle aree idonee e non idonee agli impianti da fonti energetiche rinnovabili. Una decisione destinata ad avere effetti pesanti sul futuro delle autorizzazioni energetiche nell’Isola e che riapre il dibattito sul rapporto tra transizione ecologica, tutela del territorio e autonomia regionale.
A incidere direttamente sul territorio della provincia di Oristano sono soprattutto i primi tre progetti coinvolti dalla pronuncia della Consulta, tutti proposti dalla società EF Agri S.A. e caratterizzati da potenze particolarmente elevate.Il primo riguarda la “Fattoria Solare Siamaggiore 1”, un impianto agrivoltaico da 34,3 MWp previsto tra Siamaggiore e Solarussa, autorizzato con il decreto ministeriale n. 68 del 14 febbraio 2025. Il secondo è il progetto “Fattoria Solare Tramatza”, ancora più esteso, da 55,9 MWp, destinato a interessare i territori di Tramatza, Siamaggiore, Solarussa e Zeddiani. Il terzo è la “Fattoria Solare Soliu”, da 59,1 MWp, prevista tra Solarussa e Zerfaliu.
Tre interventi che, complessivamente, avrebbero trasformato centinaia di ettari del Campidano oristanese con installazioni energetiche di vasta scala e che avevano già suscitato forti discussioni nei territori interessati, tra amministratori, agricoltori e cittadini.Secondo la Regione Sardegna, il Ministero dell’Ambiente avrebbe portato avanti per circa 16 mesi le procedure autorizzative ignorando sistematicamente la legge regionale n. 20 del 2024, sostenendo nelle sedi istruttorie che la norma fosse incostituzionale e dunque non applicabile. Da qui il ricorso per conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale.
L’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, sottolinea come la sentenza stabilisca un principio destinato a incidere su tutte le future autorizzazioni: “Le procedure autorizzative ambientali non possono svolgersi prescindendo dalla normativa regionale vigente”.
Secondo l’assessora, il giudizio ambientale non può limitarsi all’aspetto energetico, ma deve tenere conto del contesto reale nel quale i progetti si inseriscono: consumo di suolo, equilibrio agricolo, paesaggio, habitat e vulnerabilità ambientale.
La decisione della Consulta si collega inoltre alla precedente sentenza n. 184 del 2025, che aveva già riconosciuto la competenza legislativa della Regione nell’individuazione delle aree idonee e non idonee agli impianti FER, pur modificando alcune parti della legge regionale.
Per la Giunta regionale, la sentenza rappresenta dunque una doppia vittoria: sul piano ambientale e su quello dell’autonomia speciale della Sardegna. Un pronunciamento che potrebbe avere conseguenze immediate anche su altri iter autorizzativi già avviati.
“La Corte oggi annulla sei progetti rispetto ai quali l’Assessorato aveva espresso un motivato parere contrario”, ha dichiarato ancora l’assessora Laconi, aggiungendo che, in assenza di un cambio di orientamento da parte del Ministero, la Regione è pronta a impugnare anche altri decreti già emanati o futuri.La partita sugli impianti agrivoltaici in Sardegna, dunque, è tutt’altro che chiusa. E nell’Oristanese, dove i tre progetti stoppati avrebbero inciso profondamente sul paesaggio agricolo del Campidano, la sentenza della Corte costituzionale rischia di segnare un passaggio decisivo nel confronto tra sviluppo energetico e difesa del territorio.

