Scuola. La ripartenza vista dai sindacati oristanesi

Le Segreterie Confederali e del Settore Scuola di CGIL CISL e UIL della Provincia di Oristano hanno richiesto ai 9 Presidenti delle Unioni dei Comuni della provincia ed al Sindaco del Comune di Oristano, una serie di incontri urgenti per affrontare il tema della ripresa delle lezioni scolastiche
nel prossimo mese di settembre. Questa richiesta di incontro, che coinvolge anche i vari Dirigenti Scolastici interessati, è stata decisa e proposta alla luce della pubblicazione delle linee guida ministeriali che danno indicazioni sulla riapertura delle scuole in sicurezza nel prossimo anno
scolastico. Si tratta di linee guida tardive che, al di là di alcune indicazioni di semplice buon senso, scaricano di fatto tutti gli elementi di criticità, responsabilità e complessità sulle Autonomie Scolastiche e sugli Enti Locali, ai quali si demanda la ricerca di soluzioni per garantire la ripresa
delle lezioni in sicurezza.

Le organizzazioni sindacali fanno soprattutto notare come l’enunciazione di principi condivisibili poi si scontri con la mancanza di risorse, sia in termini di organico che di investimenti per creare le condizioni che dovrebbero “trasformare le difficoltà di un determinato momento
storico in un vero e proprio volano per la ripartenza e per l’innovazione”. Il Ministero si limita ad enunciare i principi a fine giugno e nel contempo, a Dirigenti Scolastici ed Enti locali, (senza risorse
finanziarie e organico aggiuntivo) spetta il trovare le soluzioni concrete in due mesi.

Andrea Sanna, Cgil

Altra considerazione che emerge immediatamente è che il modello proposto di “conferenza dei servizi”, che ogni comune dovrebbe attivare coinvolgendo la comunità locale e la scuola di sua competenza, si scontra con un territorio in cui le scuole sono ben poche ed in queste convergono i ragazzi di svariati comuni già dalla scuola dell’infanzia. Le linee guida, evidentemente, pensano al modello
“un Comune una scuola o più scuole” che nella nostra realtà non esiste. Prendendo atto che queste linee guida mal si adattano ad una realtà complessa come quella oristanese e che impattano su una rete di Enti Locali piccolissimi e con organici risicatissimi per il loro funzionamento, si ritiene opportuno intervenire immediatamente. In quest’ottica i sindacati oristanesi propongono un diverso approccio di dimensione territoriale. Il modello ipotizzato dai sindacati tiene conto delle aggregazioni dei comuni esistenti e delle scuole incluse in quei territori, al fine di ipotizzare analisi concrete e strumenti più efficaci e vicini alla realtà territoriale
dell’Oristanese.

Alessandro Perdisci, Cisl

Soprattutto si vuole cogliere l’occasione in queste riunioni, in linea tra l’altro con la costituzione di “Patti educativi di comunità” o di “patti educativi di corresponsabilità” proposti dalle Linee guida ministeriali, di proporre una nuova visione del sistema d’istruzione territoriale, trasformando l’emergenza in opportunità per la costruzione di un nuovo modello. Quello che viene proposto dal
Ministero, come risposta emergenziale, col coinvolgimento di tutte le forze vive presenti nel territorio, ricalca un’ipotesi di sviluppo studiata dai sindacati oristanesi e che ha già avuto un risultato concreto con la sottoscrizione del protocollo per la sperimentazione dello “Student Town”
firmato dai sindacati, dall’Unione dei Comuni del Terralbese e dal Dirigente Scolastico dell’Istituto Superiore di Terralba all’inizio di quest’anno. In quel protocollo si mettono le basi di un tavolo
partenariale in cui Enti Locali, autorità scolastiche, forze sociali ed associazioni varie mettono al centro dell’attenzione il tema dell’istruzione, all’interno di un delimitato ambito territoriale, costruendogli “un vestito” su misura. Non un superamento emergenziale come proposto dal Ministero, ma un modello strutturato e permanente di sviluppo e di governance che riguarda tutte le ragazze e i ragazzi del territorio, seguiti e curati dall’asilo nido fino all’università. Una
collaborazione estesa a tutti, in cui sono ben definiti i ruoli, nel rispetto dell’autonomia didattica del collegio dei docenti, finalizzata alla creazione di servizi utili al raggiungimento di obiettivi ottimali
per gli studenti del territorio. Un investimento del territorio sul proprio futuro quindi, puntando sui giovani, lavorando per favorire la loro permanenza nel luogo, contrastando l’emigrazione.

Franco Mattana, Uil

Questo investimento consiste in una dilatazione del tempo ( passato a) scuola, nell’istituzione di un servizio mensa e di un servizio di “coaching” motivazionale sperimentale (che punta alla rimotivazione
degli studenti ) con varie attività libere e guidate, sino al supporto nello studio su indicazione del collegio dei docenti. Si ottiene, così, una scuola “aperta” realmente al territorio, che mette a disposizione spazi, laboratori e strutture facilmente utilizzabili e fruibili. Il territorio investe
finanziando i servizi. Il modello sperimentale potrebbe essere facilmente esportabile in altre realtà diventando un serio strumento contro la dispersione scolastica della quale la Sardegna detiene da anni il triste record italiano (23% contro una media italiana del 14,3%). Questo modello verrà presentato nei prossimi giorni durante gli incontri proposti ai Presidenti dell’Unione dei Comuni.

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