“Sentinelle”. 1500 studenti oristanesi in dialogo con Lucangeli

Non è stata una semplice apertura di progetto. È stato, piuttosto, un momento di verità. Oltre 1500 studenti delle scuole superiori della provincia di Oristano si sono collegati questa mattina con Daniela Lucangeli, docente dell’Università di Padova, per l’avvio del programma “Sentinelle”, azione centrale di “Disperdiamoci – nodi di futuro”, promosso dalla Provincia e finanziato dall’UPI.

Un incontro partecipato, ma soprattutto attraversato da domande reali. Perché quando si parla di benessere giovanile, i dati servono, ma non bastano: servono parole, relazioni, ascolto. E servono adulti e istituzioni capaci di reggere quello che emerge.

Lucangeli, tra le voci più autorevoli nel campo della psicologia dello sviluppo edell’educazione, ha scelto un registro diretto, senza distanza accademica. Ha parlato di solitudini, di relazioni che si spezzano, di fiducia che si costruisce – o che manca. Ha parlato dell’errore, non come fallimento ma come passaggio necessario. E ha riportato al centro ciò che spesso resta ai margini: la dimensione emotiva dell’apprendimento.

L’adolescenza, ha ricordato, non è solo una fase di passaggio: è una trasformazione profonda. Cambiano i punti di riferimento, cambiano i bisogni, cambia la neurobiologia. In questo scenario, il rischio non è solo quello di “andare male a scuola”, ma di sentirsi fuori posto, fuori dal gruppo, fuori da tutto. È da qui che nasce “Sentinelle”. Dalla prima annualità del progetto “Disperdiamoci” è emerso con chiarezza un quadro diffuso: difficoltà di inserimento nei gruppi dei pari, senso di isolamento, fino ai casi più gravi di ritiro sociale e abbandono scolastico. Un disagio spesso silenzioso, che non fa rumore ma cresce.

“Sentinelle” prova a intercettarlo prima che diventi rottura. L’avvio del programma arriva in un momento preciso per la Provincia di Oristano. A pochi giorni dalla nomina del consigliere delegato alle politiche giovanili, Antonio Iatalese, e a ridosso dell’istituzione della Consulta provinciale giovanile, attesa da anni e accelerata proprio negli ultimi mesi. Due segnali che, insieme, indicano una direzione.

“Non possiamo più costruire politiche per i giovani senza i giovani – afferma Iatalese –. “Disperdiamoci” è il punto da cui ripartire: meno interventi calati dall’alto e più responsabilità condivisa. La Consulta e “Sentinelle” sono strumenti concreti per cambiare metodo: ascoltare, coinvolgere, rendere i ragazzi parte attiva delle scelte che li riguardano e del futuro del territorio”.

Non è solo una dichiarazione di intenti. È un posizionamento politico e amministrativo: le politiche giovanili come leva trasversale di rinnovamento, non come settore marginale. E i ragazzi, questa mattina, hanno risposto da protagonisti. Le domande arrivate durante il confronto non cercano scorciatoie: “Come facciamo a essere ascoltati da insegnanti costretti a correre dietro ai programmi?” “Possiamo essere tutti sentinelle?” “Se una sentinella non ce la fa, cosa succede agli altri?”.

Domande che mettono in tensione il sistema, che chiamano in causa la scuola, gli adulti, le istituzioni. Domande che chiedono una cosa semplice e radicale: esserci davvero.

Il cuore del programma sta proprio qui. La “sentinella” non è un ruolo da assegnare a pochi, ma una funzione diffusa: la capacità, tra pari, di accorgersi, di non lasciare solo chi fatica, di attivare una rete.

Lucangeli risponde con un’immagine che resta: quella degli stormi studiati dal Nobel Giorgio Parisi. Nessun capo fisso, nessuna figura insostituibile. Il gruppo si muove come un organismo unico, si adatta, si riorganizza. Se uno rallenta, gli altri sostengono, si riorganizzano, compensano. È così che si continua a volare.

Tradotto nelle scuole: non una sentinella, ma una comunità che si prende cura. E proprio per questo il progetto non si ferma agli studenti.

Il programma “Sentinelle Ragazzi” sarà affiancato da un programma “Sentinelle Adulti” – spiega la responsabile di progetto, Maria Giovanna Caddeo – pensato per coinvolgere insegnanti, educatori, animatori e tutte le figure che operano a contatto con i giovani. È un lavoro che nasce da una forte collaborazione con i partner territoriali, in particolare con la ASL di Oristano e con i servizi del consultorio, della neuropsichiatria infantile, del SERD e del Centro di salute mentale, che saranno direttamente coinvolti come formatori, insieme agli operatori di heart4Children.

A supporto, ancora una volta, il Consorzio UNO, l’università di Oristano, che accompagna la Provincia anche nella seconda annualità del progetto. Non un intervento isolato, ma un sistema.

Alla fine dell’incontro resta una sensazione netta: qualcosa si è spostato. Non perché siano state date tutte le risposte, ma perché le domande sono state ascoltate sul serio.

E quando i ragazzi chiedono di essere parte della soluzione, non è più possibile considerarli destinatari passivi.

È da qui che può iniziare un cambiamento reale: quando una comunità smette di parlare dei giovani e comincia, finalmente, a parlare con loro. E a costruire insieme le condizioni perché nessuno resti indietro.

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