Istituto Storico Arborense. Conti in ordine, ma futuro appeso ai fondi regionali

L’Istar chiude il 2025 con i conti in attivo, ma il futuro dell’Istituto storico arborense è seriamente a rischio senza il contributo straordinario della Regione. È quanto emerso durante il Consiglio comunale di Oristano, che ha approvato il rendiconto di gestione con 5 voti favorevoli e 8 contrari.

Il bilancio registra un risultato positivo di 41.758 euro, un patrimonio netto dello stesso importo e un utile di esercizio di 5.423 euro. Come spiegato dall’assessore alla Cultura Simone Prevete, le entrate hanno superato i 68 mila euro, di cui ben 50 mila provenienti dal finanziamento regionale e 8 mila dal Comune di Oristano. Il fondo cassa è passato da 10 mila a circa 40 mila euro.

Prevete ha ricordato le principali attività svolte nel 2025: la pubblicazione delle riviste scientifiche, le conferenze dedicate a Mariano IV e al testamento di Ugone II con il sepolcro dei giudici d’Arborea, il lavoro didattico con una ventina di classi delle scuole secondarie di primo grado di Oristano e il completamento del quarto tomo dei processi contro gli Arborea, con le trascrizioni paleografiche e le traduzioni dal latino e dal catalano dei documenti conservati nell’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona.

L’assessore ha però lanciato l’allarme: l’ultima annualità del finanziamento regionale era quella del 2025 e la sua scomparsa rischia di provocare una significativa contrazione dell’attività dell’Istituto.

Il tema è stato rilanciato in aula da Antonio Iatalese (UDC), relatore della Commissione Cultura, che ha evidenziato il peso determinante del contributo da 50 mila euro e la necessità di ripensare l’organizzazione dell’Istar, ipotizzando una figura dedicata alla ricerca di finanziamenti attraverso bandi, lasciando al direttore la direzione scientifica.

Maria Obinu (Progressisti) ha proposto di coinvolgere nella ricerca di risorse anche l’Ufficio Europa e la Fondazione Oristano, mentre Francesca Marchi (Sinistra futura) ha sottolineato che l’Istituto non può dipendere esclusivamente dai fondi regionali e deve puntare su nuovi canali di finanziamento, collaborazioni e partenariati per garantirsi un futuro stabile.

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