Pronto Soccorso di Oristano, l’Ordine dei Medici: “Situazione insostenibile, serve cabina di regia regionale”

“Una situazione ormai insostenibile, che mette sotto pressione medici, infermieri e soprattutto rischia di compromettere la sicurezza dei pazienti”. È netta la presa di posizione dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Oristano sulle condizioni del Pronto Soccorso dell’ospedale San Martino. L’Ordine esprime profonda preoccupazione per quanto sta accadendo e chiede un intervento immediato, ma soprattutto un cambio di approccio nella gestione delle risorse professionali sanitarie.

A intervenire è il presidente Antonio Sulis, che manifesta piena solidarietà agli operatori dell’emergenza-urgenza e mette in guardia dal rischio che una criticità ormai strutturale venga affrontata ancora una volta soltanto attraverso soluzioni temporanee e interventi emergenziali.

La presa di posizione arriva dopo il confronto a distanza di ieri tra il sindacato Nursing Up, che aveva denunciato una situazione di forte difficoltà al Pronto Soccorso, arrivando a parlare di una struttura “al collasso”, e la Asl 5 di Oristano, che aveva replicato difendendo le proprie scelte organizzative e assicurando il massimo impegno per garantire l’assistenza e la funzionalità del servizio.

Ora, però, è l’Ordine dei Medici a chiedere che il tema venga affrontato su un piano più ampio. Perché, secondo l’Ordine, il problema del San Martino non è soltanto una questione di organizzazione dei turni, ma è il riflesso di una carenza di professionisti che riguarda l’intero sistema sanitario regionale.

“Il problema non può essere ricondotto soltanto all’organizzazione di un singolo Pronto Soccorso – sottolinea Sulis – perché siamo davanti a una difficoltà strutturale di reperimento dei professionisti che riguarda l’intero sistema sanitario. Oristano, in questo momento, rappresenta in maniera particolarmente evidente una situazione che rischia di diventare sempre più difficile da governare”.

Il presidente dell’Ordine dei Medici Antonio Sulis

Attese fino a 18 ore e turni ridotti. Secondo quanto evidenziato dall’Ordine, le informazioni emerse in questi giorni descrivono un quadro particolarmente preoccupante. I tempi di attesa possono arrivare a superare le 18 ore, mentre in alcuni turni sarebbe presente un solo medico chiamato a gestire l’intera attività del Pronto Soccorso.

Una situazione che, secondo l’Ordine, diventa ancora più critica considerando la contemporanea presenza di pazienti con diversi livelli di urgenza. “Un solo medico non può trovarsi a dover affrontare contemporaneamente due o tre codici rossi e, nello stesso momento, anche quindici codici arancioni”, evidenzia l’Ordine.

Il tema non riguarda soltanto le condizioni di lavoro dei professionisti, ma soprattutto la sicurezza dei pazienti. La gestione contemporanea di più emergenze ad alta priorità, associata alla presenza di numerosi pazienti in attesa, rende infatti particolarmente complesso garantire nello stesso momento tempestività e sicurezza delle cure.

A questo si aggiunge, sempre secondo la ricostruzione dell’Ordine, la presenza di un solo infermiere al triage in determinati turni, il sovraffollamento degli spazi e la permanenza prolungata dei pazienti sulle barelle in attesa di ricovero.

“Medici e infermieri stanno facendo uno sforzo enorme – afferma Sulis – e a loro va tutta la nostra solidarietà. Ma non possiamo pensare che la tenuta del sistema possa dipendere indefinitamente dalla disponibilità dei singoli professionisti a sostenere carichi di lavoro sempre maggiori”.

Il problema del boarding e i posti letto in Medicina. La criticità del Pronto Soccorso è inoltre collegata al cosiddetto boarding, ovvero la permanenza dei pazienti in Pronto Soccorso dopo che è stata stabilita la necessità di ricovero, in attesa che si liberi un posto letto nei reparti.

Un fenomeno che, secondo l’Ordine, sarebbe aggravato dalla riduzione dei posti letto disponibili in Medicina Interna, passati, sulla base delle segnalazioni pubblicamente emerse, da 60 a 30 per carenza di personale.

Il risultato è un circuito che rischia di alimentarsi autonomamente: i pazienti che necessitano di ricovero rimangono più a lungo in Pronto Soccorso, occupando spazi e risorse, mentre contemporaneamente continuano ad arrivare nuovi pazienti.

Per l’Ordine è quindi indispensabile intervenire sul governo dei posti letto e sui flussi ospedalieri, perché il problema dell’emergenza-urgenza non può essere affrontato isolando il Pronto Soccorso dal resto dell’ospedale.

Gli incentivi non bastano. Particolarmente significativo, secondo l’Ordine, è il fatto che la difficoltà di reperire medici permanga nonostante siano stati attivati strumenti economici e organizzativi straordinari.

Tra questi figurano prestazioni aggiuntive fino a 100 euro l’ora per i medici dell’Azienda e 140 euro l’ora, oltre al rimborso chilometrico, per professionisti provenienti da altre Aziende. Sono stati inoltre attivati accordi interni e una convenzione con l’ARNAS G. Brotzu.

“Se anche con strumenti economici di questo tipo non si riesce ad assicurare una copertura sufficiente dei turni – osserva Sulis – significa che siamo di fronte a un problema che va oltre la capacità della singola Azienda di intervenire con i normali strumenti di reclutamento”.

L’Ordine chiede inoltre di verificare se possano incidere sulla difficoltà di reperimento eventuali vincoli contrattuali legati ai precedenti rapporti tra alcuni professionisti e il soggetto privato che fino a pochi mesi fa garantiva parte delle prestazioni mediche al Pronto Soccorso. “Se esistono clausole che possono limitare il reclutamento anche dopo la cessazione del rapporto – spiega il presidente dell’Ordine – è necessario verificarne rapidamente l’effettiva applicabilità e, soprattutto, la loro eventuale incidenza sulla situazione attuale”.

La crisi del Pronto Soccorso si intreccia con quella del territorio. Per l’Ordine dei Medici, tuttavia, la situazione di Oristano non può essere analizzata limitandosi al San Martino. Alla difficoltà dell’emergenza ospedaliera si somma infatti la carenza della medicina territoriale. Una parte rilevante della popolazione della provincia è priva del medico di medicina generale, con conseguenze sulla continuità assistenziale e un inevitabile aumento della pressione sui servizi di emergenza.

A complicare ulteriormente il quadro c’è anche il mancato completamento del nuovo Accordo Integrativo Regionale della Medicina Generale, che lascia ancora irrisolti aspetti organizzativi ed economici importanti e rende più difficile aumentare l’attrattività degli incarichi nelle sedi carenti.

“Il Pronto Soccorso non può diventare il punto di compensazione di tutte le carenze del sistema – sottolinea Sulis –. Se il cittadino non trova una risposta adeguata sul territorio, inevitabilmente si rivolgerà all’ospedale. Per questo è necessario affrontare contemporaneamente emergenza-urgenza e medicina territoriale”.

“La Sardegna deve programmare le risorse”. Secondo l’Ordine, inoltre, quella di Oristano non è una situazione isolata. Criticità analoghe interessano numerosi Pronto Soccorso e servizi territoriali della Sardegna. Da qui la critica alla programmazione regionale delle risorse professionali. Pensionamenti, riduzione del numero dei medici disponibili, difficoltà nel garantire la copertura dei turni nei Pronto Soccorso e carenza dei medici di medicina generale erano fenomeni prevedibili e, secondo l’Ordine, avrebbero richiesto una programmazione anticipata. “Non è possibile intervenire soltanto quando un servizio è già in emergenza – dice Sulis –. E soprattutto non possiamo pensare di risolvere una carenza strutturale spostando gli stessi pochi professionisti da una struttura in difficoltà a un’altra. In questo modo si rischia semplicemente di trasferire il problema”.

Per questo l’Ordine propone l’istituzione di una cabina di regia regionale permanente per la gestione delle risorse professionali sanitarie. Un organismo che dovrebbe monitorare costantemente le dotazioni di personale, individuare tempestivamente le situazioni a rischio, coordinare gli accordi tra le Aziende e orientare le risorse disponibili verso i servizi e i territori con le maggiori necessità assistenziali.

Le richieste alla Regione. L’Ordine dei Medici chiede quindi alla Regione Autonoma della Sardegna un intervento articolato su più livelli. La prima richiesta riguarda il Pronto Soccorso di Oristano, con la necessità di rendere pienamente operativi e, se necessario, ampliare gli accordi interaziendali già attivati per garantire la copertura dei turni.

L’Ordine chiede inoltre misure urgenti per affrontare il sovraffollamento e il boarding, attraverso un più efficace governo dei posti letto e dei flussi ospedalieri.

Sul fronte territoriale viene sollecitata la rapida definizione dell’Accordo Integrativo Regionale della Medicina Generale, anche nell’ottica di favorire la copertura delle numerose sedi oggi carenti.

Infine, viene richiesta una programmazione regionale di medio e lungo periodo fondata sui fabbisogni reali e prevedibili di personale.

“La Sardegna dispone oggi di una risorsa professionale insufficiente rispetto alle necessità del proprio sistema sanitario – conclude Sulis –. Proprio per questo quella risorsa deve essere programmata, monitorata e utilizzata con una visione regionale, secondo criteri di necessità e priorità assistenziale”.

Il messaggio dell’Ordine è dunque rivolto alla Regione ma anche all’intero sistema sanitario: Oristano sta pagando contemporaneamente la crisi dell’emergenza ospedaliera e quella dell’assistenza territoriale.

E mentre il confronto sulla situazione del San Martino prosegue, con posizioni diverse tra organizzazioni sindacali e Azienda sanitaria, l’Ordine dei Medici chiede di superare la logica dell’emergenza e di affrontare alla radice una carenza di personale che, senza una programmazione strutturale, rischia di riproporsi con sempre maggiore frequenza.

“Non è più sufficiente rincorrere le emergenze – conclude il presidente dell’Ordine –. È necessario prevenirle e governarle”.

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