“Corpo Paesaggio”. A San Vero Milis il museo diventa palcoscenico

“Corpo Paesaggio: dialogo tra corpo, paesaggio e archeologia” . È questo il filo conduttore dello spettacolo di videodanza in programma venerdì 28 agosto, alle 21, al Museo civico di San Vero Milis. Un appuntamento suggestivo che mette in dialogo archeologia, danza contemporanea e linguaggio cinematografico, trasformando gli spazi museali in un palcoscenico capace di raccontare il rapporto tra il corpo umano, la storia e il paesaggio.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione con il CRID Sardegna, Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza, e con la ballerina e coreografa Ivonne Bello, sotto la regia di Luca Di Bartolo. La videodanza, linguaggio sperimentale che unisce movimento, immagini e cinema, porterà all’interno del museo una forma d’arte capace di confrontarsi con la memoria custodita nei reperti e negli spazi archeologici.Ivonne Bello, originaria del Venezuela, si è laureata in Danza Contemporanea all’UNEARTE di Caracas, perfezionando successivamente la propria formazione all’Accademia DanceHaus – Teatro Franco Parenti di Milano e proseguendo gli studi ad Amsterdam, Parigi e Berlino.

Dal 2014 vive in Sardegna, dove ha sviluppato una ricerca sul rapporto tra danza e ambienti naturali. È proprio nell’Isola che ha incontrato Luca Di Bartolo, regista, fotografo e architetto, con il quale ha avviato una collaborazione sfociata nella creazione di progetti di videodanza di respiro internazionale.

Il progetto porta il pubblico dentro un percorso fatto di corpi e immagini, tra gli ambienti del museo e gli elementi del paesaggio sardo: l’acqua, la sabbia, il vento e i nuraghi diventano parte integrante della narrazione, modellandosi idealmente sui movimenti della danza.

L’incontro tra videodanza e museo archeologico assume così un significato particolare. La performance rompe la tradizionale separazione tra la solennità della storia e l’immediatezza dell’arte contemporanea, proponendo un’inedita appropriazione dello spazio museale. I reperti e le testimonianze del passato diventano lo sfondo di una narrazione fatta di movimento, presenza e corpo.

E proprio il corpo rappresenta il legame più antico tra la danza e la storia dell’umanità. L’archeologia, infatti, restituisce numerose testimonianze di uomini e donne impegnati a danzare: dalle raffigurazioni dell’arte rupestre neolitica ai vasi attici della Grecia classica, con figure spesso rappresentate in gruppo, in cerchio o mentre si tengono per mano.

La danza e la musica hanno accompagnato nei secoli celebrazioni, riti di passaggio, momenti teatrali e gesti legati alla guerra e alla vita collettiva. Attraverso la performance di San Vero Milis, questa dimensione antica torna a vivere in una forma contemporanea.Il museo, per una sera, non sarà dunque soltanto il luogo della conservazione e della memoria, ma uno spazio vivo, attraversato dai corpi e dalle immagini. Un modo per ricordare che la storia non è fatta esclusivamente di reperti, rovine e documenti, ma anche delle persone che quegli oggetti li hanno utilizzati, vissuti e tramandati.

Corpi che hanno desiderato, celebrato, comunicato e danzato. Esattamente come continuiamo a fare oggi.

Condividi questa notizia: