Mogoro. Apre al pubblico la Fiera dell’Artigianato Artistico con 113 maestri artigiani
Sessantacinque edizioni raccontano una storia che attraversa il tempo senza perdere la capacità di rinnovarsi. È la storia della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna, uno degli appuntamenti culturali più rappresentativi dell’Isola, che fino al 13 settembre, tutti i giorni con orario continuato dalle 10 alle 21, abita gli spazi del Centro Fiera del Tappeto di Mogoro con la sua 65ª edizione.
L’inaugurazione ufficiale si e’ tenuta ieri venerdì 17 luglio, con il tradizionale taglio del nastro affidato all’ex Sindaco di Mogoro Sandro Broccia, figura che ha legato il proprio nome a una stagione significativa di crescita e consolidamento della manifestazione.

Sono 113 gli artigiani protagonisti della manifestazione, provenienti da tutta la Sardegna e rappresentativi di 13 settori dell’artigianato artistico, chiamati a raccontare la ricchezza e la contemporaneità del saper fare isolano attraverso un percorso espositivo completamente ripensato secondo il concept “Intrecci”. Ceramica, tessitura, oreficeria, legno, vetro, metalli, pelletteria, coltelleria, ricamo, intreccio, pietra, tessuti e produzioni agroalimentari dialogheranno all’interno di un allestimento che supera la tradizionale suddivisione per categorie e costruisce nuove relazioni tra opere, materiali e linguaggi.
Nata per promuovere il sapere manifatturiero della Sardegna e sostenere il lavoro delle sue imprese artigiane, la Fiera è oggi molto più di una vetrina espositiva. Nel corso dei decenni è diventata un luogo di incontro tra tradizione e ricerca, tra memoria e innovazione, tra territori, progettisti, artigiani e pubblico. Un patrimonio culturale collettivo che continua a interrogarsi sul ruolo dell’artigianato nella società contemporanea, riconoscendolo come espressione viva della cultura materiale e della capacità di un territorio di raccontarsi attraverso il lavoro delle mani.
La sessantacinquesima edizione si inserisce in questo percorso proponendo una riflessione che parte dall’identità stessa della manifestazione. Il tema scelto dalla direzione artistica, “Intrecci”, non rappresenta soltanto un riferimento alla tessitura, profondamente legata alla storia di Mogoro, ma diventa la metafora di una rete di relazioni che rende possibile l’esistenza stessa della Fiera. È un intreccio di persone, competenze, materiali, linguaggi, esperienze e visioni che, anno dopo anno, costruisce un’identità collettiva in continua trasformazione.
La Fiera viene così interpretata come un organismo vivo, frutto di una lunga stratificazione di esperienze. Ogni edizione lascia una traccia che dialoga con quelle precedenti, contribuendo a costruire un racconto condiviso fatto di opere, allestimenti, idee e relazioni. Nulla nasce in maniera isolata: ogni manufatto porta con sé una storia, ogni artigiano custodisce un sapere, ogni visitatore aggiunge uno sguardo nuovo a un patrimonio che continua ad arricchirsi nel tempo. È proprio questa rete di connessioni il cuore del progetto culturale del 2026.

Accanto alla qualità delle produzioni artigianali, la manifestazione conferma la volontà di affermarsi come uno spazio di riflessione sul contemporaneo, capace di mettere in dialogo discipline differenti e di raccontare come il valore dell’artigianato non risieda soltanto nell’oggetto finale, ma anche nel processo creativo, nella trasmissione dei saperi, nella relazione tra chi realizza un’opera e chi la osserva. È una prospettiva che amplia lo sguardo sulla cultura del fare, trasformando la visita alla Fiera in un’esperienza che invita a comprendere i gesti, le tecniche e le storie racchiuse in ogni manufatto.
Il progetto curatoriale non guarda quindi soltanto alle opere esposte, ma alle relazioni che le generano: tra gli artigiani, tra i materiali, tra i diversi linguaggi espressivi e tra la memoria della tradizione e le possibilità offerte dalla ricerca contemporanea. Una visione che troverà espressione non soltanto nei contenuti della manifestazione, ma anche nel nuovo allestimento degli spazi espositivi, pensato per accompagnare il visitatore all’interno di un racconto unitario.
Se il tema dell’edizione 2026 è “Intrecci”, il progetto curatoriale ne rappresenta la traduzione concreta. L’idea sviluppata dalla direzione artistica parte da una riflessione semplice quanto profonda: la Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna non è soltanto un luogo espositivo, ma una rete di relazioni costruita nel tempo. Le persone che l’hanno ideata e fatta crescere, gli artigiani, i progettisti, gli allestitori, le istituzioni, gli organizzatori e il pubblico hanno contribuito, ciascuno con il proprio ruolo, a dare forma a un’identità che continua a evolversi. È proprio da questa consapevolezza che nasce il concept di quest’anno, che interpreta l’intreccio non come semplice tecnica artigianale, ma come metafora delle connessioni che rendono possibile la manifestazione stessa.

L’intreccio diventa così il filo conduttore di una narrazione che attraversa l’intero percorso espositivo. È l’intreccio dei materiali, dei gesti, delle competenze, delle generazioni, della memoria e della ricerca. È il dialogo continuo tra tradizione e innovazione, tra il patrimonio storico dell’artigianato sardo e la sua capacità di interpretare il presente. In questa prospettiva, ogni opera non racconta soltanto il lavoro di un singolo artigiano, ma entra a far parte di un racconto collettivo nel quale ogni esperienza contribuisce ad arricchire quella delle altre.

Questa visione si riflette direttamente nell’allestimento, che rappresenta uno degli elementi di maggiore novità della sessantacinquesima edizione. La tradizionale suddivisione degli spazi per comparti produttivi lascia infatti il posto a un percorso costruito sulle relazioni tra le opere. Materiali differenti vengono messi in dialogo tra loro, creando accostamenti inediti che invitano il visitatore a osservare l’artigianato da una prospettiva diversa. Ceramica, vetro, legno, metalli, tessuti, pelletteria, coltelleria e gli altri linguaggi della manifattura isolana convivono così all’interno di uno spazio che privilegia le affinità progettuali, le contaminazioni e i rimandi reciproci rispetto alla semplice classificazione merceologica.
L’obiettivo è costruire una visita che non proceda per compartimenti stagni, ma per scoperte successive, mettendo in evidenza il modo in cui tecniche e materiali apparentemente lontani condividano processi creativi, sensibilità progettuali e una comune attenzione al valore della materia. La Fiera si trasforma così in un paesaggio di connessioni, dove ogni manufatto dialoga con gli altri e contribuisce a costruire un’esperienza unitaria.
A rappresentare simbolicamente questa idea sarà anche la grande installazione centrale sospesa, destinata a diventare il cuore visivo della manifestazione.

L’opera utilizza fili di lana reinterpretati attraverso un linguaggio essenziale e contemporaneo, recuperando uno dei materiali più identitari della storia della Fiera e trasformandolo in un elemento architettonico capace di attraversare lo spazio. Non si tratta di una semplice installazione scenografica, ma di una vera dichiarazione d’intenti: il filo, nella sua apparente semplicità, diventa il segno che unisce persone, opere e luoghi, rendendo visibile il concetto di intreccio che attraversa l’intera manifestazione.
Gli artigiani, il territorio e una comunità che continua a crescere. Il cuore della Fiera resta naturalmente rappresentato dagli artigiani. Anche l’edizione 2026 riunirà a Mogoro decine di maestri provenienti da tutta la Sardegna, interpreti di una straordinaria varietà di tecniche e linguaggi espressivi: dalla tessitura alla ceramica, dalla lavorazione del legno alla coltelleria, dalla pelletteria al vetro, dalla pietra ai metalli, fino all’oreficeria, all’intreccio e alle produzioni che raccontano la continua evoluzione dell’artigianato artistico isolano. Un patrimonio di competenze che testimonia la vitalità di un settore capace di custodire antichi saperi e, allo stesso tempo, di dialogare con il design contemporaneo, la ricerca sui materiali e le nuove forme dell’abitare.
La Fiera conferma così la propria vocazione a essere non soltanto una vetrina delle eccellenze produttive, ma anche uno spazio di incontro tra generazioni, esperienze e sensibilità differenti. Ogni laboratorio, ogni opera e ogni artigiano raccontano infatti una storia unica, che trova nella manifestazione un luogo privilegiato di confronto con il pubblico, con gli operatori del settore e con il mondo della progettazione.
La 65ª Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna sarà aperta al pubblico dal 18 luglio al 13 settembre 2026 negli spazi del Centro Fieristico di Mogoro.
INFO BIGLIETTI – La 65ª Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna sarà visitabile dal 18 luglio al 13 settembre 2026 (tutti i giorni con orario continuato dalle 10 alle 21) negli spazi del Centro Fiera del Tappeto di Mogoro. Il biglietto d’ingresso intero ha un costo di 4 euro, mentre il ridotto (2 euro) è riservato ai bambini fino a 12 anni, agli over 65 e agli associati FASI. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni e per le persone con disabilità, con il relativo accompagnatore.
Durante il periodo della manifestazione sarà attivo il numero +39 0783 997034, raggiungibile esclusivamente negli orari di apertura della Fiera. Per informazioni è inoltre possibile scrivere all’indirizzo info@fierartigianatosardegna.it oppure consultare il sito ufficiale www.fierartigianatosardegna.it.

