
Oristano, caos via Lepanto. “La Regione verifichi il titolo edilizio”
Il caso del palazzo di via Lepanto, nel quartiere di Sant’Efisio ad Oristano, sarà discusso dall’intero consiglio comunale. La Commissione Urbanistica, riunita questa mattina, 24 settembre, ha ritenuto necessario coinvolgere l’intera assemblea civica attraverso uno specifico ordine del giorno, “con l’obiettivo di chiedere alla Regione Sardegna di verificare se esistano i presupposti per l’applicazione dell’articolo 39 del D.P.R. 380/2001 sull’intervento di housing sociale”.
Al centro della vicenda ci sono alcune rilevanti criticità urbanistiche legate al fabbricato in costruzione, realizzato all’interno di un’area precedentemente destinata a parco pubblico e inserito tra gli edifici del quartiere. Una delle questioni riguarda l’altezza, visto che il palazzo supera i 19 metri, a fronte di un’altezza media degli edifici circostanti indicata in circa 13 metri.
L’altro nodo riguarda le aree destinate a parcheggi pubblici. Secondo quanto emerso durante i lavori della commissione presieduta dal consigliere Fulvio Deriu, la società Torre Sgr, che sta realizzando l’intervento, avrebbe assolto l’obbligo di cessione attraverso la monetizzazione degli standard, nonostante non vi fossero i presupposti per procedere in questo modo.

È proprio questo insieme di elementi ad aver portato la commissione urbanistica a chiedere un approfondimento formale. Le questioni riguardano infatti l’assetto urbanistico del quartiere, la corretta applicazione delle previsioni del PUC e il rispetto degli standard pubblici.
“Precisiamo di non voler anticipare alcun giudizio sulla legittimità del titolo edilizio, né sostituirci agli uffici competenti – dichiara il presidente della commissione, Fulvio Deriu -. L’obiettivo è invece rimettere la questione all’autorità prevista dalla legge, cioè la Regione, affinché possa esaminare il fascicolo e stabilire se ricorrano le condizioni per esercitare i poteri previsti dall’articolo 39 del Testo unico dell’edilizia”.
La norma consente infatti alla Regione di intervenire sull’annullamento di titoli edilizi, qualora risultino in contrasto con le norme urbanistiche o con gli strumenti di pianificazione. Un passaggio che, nel caso di via Lepanto, assume particolare rilevanza anche alla luce dei tempi ormai trascorsi.
Sono infatti scaduti i termini entro i quali il Comune può procedere autonomamente all’annullamento del titolo, mentre per la Regione il termine previsto dalla normativa arriva fino a dieci anni dal rilascio. Ora la parola passerà al consiglio comunale, chiamato a decidere se formalizzare alla Regione la richiesta di verifica.
