Vestizione di Su Componidori. Le “donne di Sartiglia” ci provano: 600 firme per l’appello al Prefetto
Le donne oristanesi, quelle che sono a stretto contatto col mondo della Sartiglia e quelle che la amano profondamente, stanno portando avanti una petizione per creare le condizioni di una nuova interlocuzione tra Gremi ed autorità, in modo da salvaguardare la continuità del rito che caratterizza la Sartiglia, pur rinunciando doverosamente allo svolgimento della manifestazione nella sua completezza.
“Ci è sembrato importante raccogliere e trasmettere il pensiero di tante donne come noi, custodi dell’affetto e delle emozioni vissute sin da giovanissime, profondamente legate alle origini storiche della Sartiglia e rammaricate per la decisione assunta che andrebbe a interrompere una ritualità secolare” – fanno sapere le promotrici Stefania Pinna e Maura Falchi.
“Dagli incontri avvenuti finora abbiamo intravisto una possibile apertura per un nuovo dialogo che preveda la benedizione dei Componidoris davanti alla Cattedrale la domenica e il martedì, in un’ora tranquilla, magari durante il coprifuoco, preceduta da una vestizione eseguita in maniera intima e sobria”.
Alleghiamo la lettera che è stata inviata al Questore, al Prefetto e al Sindaco, in cui i Gremi sono inseriti per conoscenza, sottoscritta da oltre 600 firme.
Illustrissimi Signori,
ci rivolgiamo a voi per esternarvi la delusione e la profonda amarezza provata nell’aver
appreso la notizia della decisione con la quale vi siete assunti la responsabilità di voler interrompere
la tradizione che da secoli di storia contraddistingue la città di Oristano.
Crediamo che non si debba identificare la Sartiglia solo con la festa, con la folla, con i
banchetti e le bancarelle; noi ne conosciamo anche l’anima più profonda, più essenziale, che trae
forza dall’essere perpetuata da cinque secoli.
Ci trovate d’accordo su qualsiasi perplessità possa essere stata da voi espressa sullo
svolgimento della festa, a causa della situazione di precarietà e timore in cui ognuno di noi vive
ormai la sua quotidianità, nel rispetto per la sofferenza di chi ha perso parenti, amici e lavoro,
pertanto accettiamo con riverenza l’impossibilità di dedicarci a rallegrare una consuetudine
conviviale carnevalesca.
Vi chiediamo di poter rivalutare la decisione a nome di tutte le donne che vivono e hanno
vissuto una tradizione che affonda le sue radici non sull’aspetto prettamente folcloristico della
giostra, ma sul lato emotivo e simbolico che il rituale ancora trasmette da innumerevoli generazioni.
Siamo certe che se fosse data la possibilità a un giovane di indossare le vesti del capocorsa
aiutato da una donna di famiglia, alla presenza di una rappresentanza ridotta del Gremio, far sì che
salga a cavallo, che incontri il suo compagno anch’egli mascherato, ad una distanza che i due
animali saprebbero mantenere, le spade potrebbero incrociarsi in segno di rispetto e su Componidori
potrebbe donare alla città la benedizione, garantendo il buon auspicio che ognuno di noi si augura.
Il tutto nel silenzio di una notte in cui il coprifuoco verrebbe rispettato dalla cittadinanza che,
siamo certe, si mostrerebbe collaboratrice, nell’attesa che la magia sia compiuta.
L’emozione avrà scaldato così lo stesso i nostri cuori grazie alla consapevolezza di aver fatto
di tutto per salvare quello che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità, l’amore per la tradizione.
Fiduciose in un vostro gesto di solidarietà e collaborazione.
Grazie di cuore.
Le donne della Sartiglia di Oristano.

